VIDEO | Gaming, ristorazione e "sicurezza": i tentacoli dei Papaniciari su alcuni settori economici

Appalti, nomine, incarichi per orientare il consenso elettorale ed accrescere spessore e potere da parte dei personaggi coinvolti: questo il principale dato della maxi-inchiesta della Procura antimafia di Catanzaro sul rapporto tra politica e ndrangheta, del quale ha fatto le spese soprattutto la pubblica amministrazione. Ma 'Glicine', questo il nome dato all'operazione che ha portato all'arresto di 41 persone è, prima di ogni altra cosa, un'inchiesta antimafia che ha messo nel mirino la cosca Megna del quartiere Papanice, dai sistematici rapporti intrattenuti tra il 2014 ed il 2020 con gli amministratori locali agli affari più classici, estorsioni, influenza su alcuni settori economici, perfino l'allargamento al mondo finanziario.
Fra i fenomeni estorsivi ve n'è uno, che ha riguardato l'azienda agricola di Celico della famiglia nobiliare dei Berlingieri, che dimostra come le pretese della ndrina si fossero allungate fino all'altipiano cosentino: dopo un gesto dimostrativo, una bottiglia incendiaria lasciata senza dar fuoco alla miccia, era stato contattato un uomo che lavorava nell'azienda agricola, ma alla fine l'estorsione, solo tentata, non era andata a compimento. La cosca ha manifestato un interesse particolare per il settore del gaming, specie la gestione dei videogiochi elettronici, forniti da una società di Sorrento, ma non disdegnava di noleggiare totem per il gioco illegale, sfuggente, cioè, all'attività di controllo dell'Agenzia delle Dogane.
Anche la ristorazione è un settore che ha ingolosito la cosca Megna: due le strutture di Crotone, una delle quali sul lungomare, gestite in maniera occulta, anche se solo in uno dei due con modalità fraudolente. La sicurezza, nel senso della guardianìa imposta in maniera parallela a quella che lo Stato dovrebbe garantire, era poi stata travisata in maniera clamorosa nel 2013, in occasione dei festeggiamenti per la Madonna, patrona della città: secondo le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, sarebbe stato addirittura un assessore comunale a chiedere di vigilare notte e giorno sull'area della fiera degli ambulanti che si tiene ogni anno. Nel mirino della bacinella del pizzo erano finiti giostrai, rivenditori di panini ed altri commercianti.
Come hanno fatto moltissime ndrine, anche quella di Papanice ha esteso la sua influenza alle più ricche regioni settentrionali: dalle indagini dei magistrati dell'antimafia, emergono gli interessi in Emilia Romagna, specie nel settore edilizio, in Lombardia, con la gestione di ristoranti ed immobili nel pieno centro di Milano, ed in Veneto, dove gli interessi economici riguardavano anche la zona del lago di Garda. La cosca era riuscita ad infiltrarsi nella coltivazione e distribuzione di prodotti ortofrutticoli, realizzando anche un fruttuoso commercio internazionale grazie alle relazioni intessute con un imprenditore austriaco. Affari che hanno consentito al clan non solo di rafforzare il proprio spessore, stringendo intese con altre organizzazioni criminali, ma anche di strutturarsi meglio, incrementando velocemente i ricavi.
Per aumentare i quali, oltre al classico commercio, si è sistematicamente guardato anche al settore finanziario, sia per la maggiore facilità nello spostare capitali, sia per provare a sfruttare le criticità del sistema, usando conti dormienti e le cosiddette schede nere, grazie pure alla compiacenza di personale bancario infedele, anche di livello apicale, per operazioni fraudolente di trasferimento fondi e valori mobiliari. Ed ancora: usando carte di credito col pos in modalità offline, la ndrina crotonese riusciva a svuotare conti correnti situati all'estero. E riciclando denaro grazie al meccanismo del blocco fondi per poi girare somme anche di diversi milioni di euro ad un trader che nell'arco di meno di un anno poteva offrire utili enormemente vantaggiosi.
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