VIDEO | "Glicine", 41 misure cautelari e 123 indagati: i rapporti tra i Papaniciari e la pubblica amministrazione

Quarantuno misure cautelari per un totale di 123 indagati: sono alcuni dei numeri dell'operazione "Glicine" - condotta dai ROS in collaborazione con i Carabinieri del comando provinciale di Crotone, la Polizia tedesca, Europol e I-CAN ed il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. L'operazione ha disvelato i rapporti tra la cosca di 'ndrangheta dei Megna di Papanice e la pubblica amministrazione, la politica regionale, con episodi registrati nell'arco temporale che va dal 2014 al 2020.
Il troncone principale dell'operazione "Glicine" riguarda la consorteria criminale di Papanice che avrebbe ottenuto la dote di Crimine, riconosciutale da Polsi dopo l'arresto di Nicolino Grande Aracri, e l'operazione "Stige" sulla locale di Cirò Marina - inchiesta dalla quale è partita quella odierna. Proprio da contrasti interni ai papaniciari, sarebbe scaturito l'omicidio di Salvatore Sarcone, ucciso nell'estate del 2014 su mandato del boss Mico Megna, perchè voleva "ritagliarsi spazi" all'interno della consorteria criminale. Vari gli episodi ricostruiti durante l'indagine dai quali emergerebbe il rapporto tra i Papaniciari, la politica e l'amministrazione comunale di Crotone: nelle società partecipate - quali Crotone Sviluppo ed Akrea - vi sarebbero state "ingerenze del sodalizio nell’assunzione clientelare di personale, nonchè il condizionamento di appalti pubblici e del procedimento di affidamento diretto di lavori e di fornitura di servizi". Mentre per l’A.T.E.R.P. e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone sarebbero emerse, durante le indagini, "alterazioni dei processi decisionali per la nomina di figure apicali in grado di favorire gli interessi del sodalizio, condizionamenti della procedura di scelta di immobili da locare, di appalti e affidamenti diretti per la manutenzione di immobili e la fornitura di servizi".
L'inchiesta si sviluppa anche su altri fronti: uno riguarda attività imprenditoriali nel campo della ristorazione individuate non solo tra Crotone e provincia, ma anche tra Milano e la Lombardia, Parma, e in Austria; tra le attività d'impresa, l'organizzazione criminale - a quanto appreso dalla conferenza stampa convocata dagli inquirenti - aveva anche degli hacker in Germania che "movimentavano denaro con operazioni finanziarie telematiche"; non solo, gli investigatori avrebbero anche ricostruito episodi di estorsioni ed intestazioni fittizie di beni.