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L'EDITORIALE Il Sud riapra la Questione Meridionale con coraggio, passione, impegno politico e rivendicando le ragioni della storia

L'EDITORIALE  Il Sud riapra la Questione Meridionale con coraggio, passione, impegno politico e rivendicando le ragioni della storia
Il Sud non può continuare a essere, sul piano culturale, politico ed economico-sociale, la Cenerentola di un'Italia che vive mille gravi contraddizioni, soprattutto al Nord. La scontata sconfitta di Matteo Salvini, che paga tutti i suoi gravissimi errori politici, a partire dall'idea che sarebbe stato possibile mantenere consensi elevati urlando un po' di slogan e di luoghi comuni, piuttosto che impegnarsi a elaborare piattaforme programmatiche utili a risanare e ricostruire il Paese, potrebbe innescare rigurgiti nordisti e padani che sono antistorici. Il possibile “no” di Fratelli d'Italia al reddito di cittadinanza per come sostenuto dal Movimento 5Stelle, che su questo fronte è riuscito a calamitare il disagio sociale del Mezzogiorno, potrebbe rischiare di aumentare la disattenzione nei confronti dei troppi drammi di un Sud senza lavoro e con un'economia troppo dipendente dalle regioni del Nord. Lo stesso Pd potrebbe scegliere una via di profonda ricostruzione a trazione nordista, temendo l'insediamento politico di Fdi nel Settentrione e tentando di competere con la Lega sulla questione dell'autonomia regionale. È giunto il momento, non più rinviabile, di riportare al centro dell'attenzione la Questione Meridionale, con intelligenza, forza, passione, coraggio, ed esaltando le ragioni della storia. Dall'Unità d'Italia a oggi il Sud è stato politicamente tradito dalle classi dirigenti nazionali alleate con rappresentanze politiche del Meridione troppo spesso miopi, inadeguate, neofeudali. Questo schema è logoro ed insostenibile, ma bisogna dare atto a Giuseppe Conte, pur nella necessità assoluta di rivedere la macchina del reddito di cittadinanza orientandola verso la creazione di lavoro piuttosto che verso il consolidamento di forme antiche di assistenzialismo, di essere stato determinato nel soffermarsi sui bisogni del Sud. Oggi qualsivoglia partito di sinistra che voglia poter essere ritenuto tale deve ripartire dal Mezzogiorno e dalla sua irrisolta Questione. Mentre le forze di destra, oggi al governo, devono dimostrare di essere capaci di non ubbidire alle eterne esigenze di un Nord produttivo che sul piano storico è stato assistito e protetto più del Mezzogiorno. I Meridionali, intellettuali in primis, rialzino subito la testa e se la lotta politica dei prossimi mesi sarà caratterizzata dall'argomento federalismo (chiamalo anche autonomia differenziata) non abbiano timore di ingaggiarla fino in fondo. Il Sud Italia deve guardare al Mediterraneo, all'Africa e all'Asia con tutto il proprio potenziale ambientale, naturalistico, geografico, identitario, culturale, produttivo, turistico, di bacino di consumo. Il Sud non può più essere un mero mercato di sfogo per le merci, talora anche non di prima scelta, del Nord Italia. Il Sud non può più essere l'acquirente di servizi avanzati di un Nord che guarda al Mezzogiorno come a una zavorra, quando invece ricava benefici incredibili proprio dalla debolezza intrinseca delle regioni dell'ex Regno delle Due Sicilie. Uno Stivale che si riconosca appieno nel processo unitario imposto dai Savoia deve essere equo, solidale, pacifico, serio, capace di ragionare come la Germania Occidentale fece nei confronti della Germania dell'Est. Altrimenti occorrerà fare fino in fondo i conti con una storia che per oltre un secolo e mezzo ha penalizzato soltanto il Sud. Immagine pubblicata: particolare del Regno delle Due Sicilie, da Wikipedia