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L'EDITORIALE La Lega di Matteo Salvini e la sfida al macigno della Questione Meridionale

L'EDITORIALE   La Lega di Matteo Salvini e la sfida al macigno della Questione Meridionale
Matteo Salvini ha avuto grande coraggio politico nell'aprire un confronto di portata storica fra la Lega e il Sud. La Lega porta in sé il germe della “rivoluzione” politico-culturale e amministrativa, con un'attenzione straordinaria alle ragioni dei territori ereditata dalla civiltà dei comuni. Il Sud, dalla Campania alla Sicilia, significa ancora emergenze ataviche irrisolte. La storiografia francese delle Annales individuerebbe il malgoverno e le clientele come due dei processi di lunga durata che hanno caratterizzato il Mezzogiorno dall'Unità ad oggi. Malgoverno e clientele, tra le poche luci, hanno brutalizzato e mortificato un immenso patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale, artistico e identitario che se ben valorizzato avrebbe potuto costruire ricchezze e benessere senza limiti. È accaduto l'esatto opposto, per colpa di classi dirigenti, non solo politiche, nel loro complesso ignoranti, incolte, avide, compromesse con i poteri deviati, squallide, dedite al trasformismo più vergognoso, al consociativismo immorale. Ma c'è di peggio. Troppo spesso la plebe ha accettato e condiviso, per diseducazione e opportunismo, una visione di governo assistenzialistica e clientelare. La plebe figlia della civiltà feudale, e non di quella dei comuni, ha delegato il potere in cambio di più o meno convenienti elargizioni e di licenza generalizzata per il dispregio delle regole. Un “affare” che ha devastato il territorio, tra cementificazione selvaggia e inquinamento, tra assurda sottovalutazione delle ricchezze storico-archeologiche e banalizzazione di profonde identità culturali in improbabili sagre di finto folklore, oltre che in crasso arricchimento di speculatori famelici e senza scrupoli. Matteo Salvini continua a visitare il Sud in lungo e in largo. Lunedì 24 agosto sarà ancora una volta in Calabria, fra Crotone, Catanzaro e Reggio. È importante che il leader della Lega, riflettendo proprio sulla genesi di un partito nato dalla vivida tradizione della civiltà dei comuni, metabolizzi pienamente i concetti di plebe e di gestione feudale del potere che, invece, per tanti secoli hanno disegnato la storia del Sud. L'impronta feudale, nel Mezzogiorno, non è ancora scomparsa. Anzi, per certi aspetti talora riemerge con prepotenza e si rigenera e modernizza pur conservandone i caratteri originari. Il coraggio politico di Matteo Salvini e del suo gruppo dirigente, spesso di grande qualità, come nel caso del segretario regionale calabrese Cristian Invernizzi, non può correre il rischio di infrangersi sugli scogli di una Questione Meridionale tanto irrisolta quanto ancora opprimente. Basterebbe leggere tra le righe delle fondamentali inchieste di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica a Catanzaro, per comprendere certe logiche del potere al Sud, tra spiccata vocazione al gattopardismo e continguità inaccettabile fra 'ndrangheta e cosiddetta società civile, troppo spesso imbrattata, collusa e deviata anche a livelli inimmaginabili. Le inchieste di Gratteri, anche al di là della loro specifica dimensione giudiziaria, hanno la potenza espressiva di saggi storici, alla Bloch, alla Braudel! Per salvare il Sud e la Calabria non ci sono scorciatoie, ma occorre il coraggio della verità. La risposta all'assistenzialismo più becero e al clientelismo indigesto è (dovrebbero averlo capito tutti!) la nuova ondata di emigrazione di massa che sta spopolando il Mezzogiorno, perdendo intelligenze e genio creativo. Occorre gridarlo a gran voce e chiedere discontinuità reale, proponendo i modelli di buongoverno del Nord. Modelli che, per carità, non sono esenti da difetti e degenerazioni, benché gli stessi non assurgano a sistema immobile. Del rapporto ormai strategico fra Lega e Questione Meridionale, tanto complesso quanto carico di significati, ne discuto spesso con l'ottimo Walter Rauti, giovane figlio di Calabria che ha abbracciato la Lega a Milano e oggi svolge un ruolo importante per il partito di via Bellerio anche nella sua terra natìa: rilassate ma intense discussioni peripatetiche, tanto per non disperdere quel "filo rosso" ellenico e magnogreco che continua a delineare ampi tratti dell'identità calabrese. La Lega di Salvini può conquistare il Sud parlando al Popolo e non alla plebe, il che avviene intercettando le disseminate risorse intellettuali e produttive che auspicano cambiamenti reali. L'inevitabile logica delle alleanze elettorali non sempre agevola questo tipo di percorso, perché al Sud sia il centrodestra sia il centrosinistra hanno governato più male che bene. La Lega al Sud, proprio per onorare il coraggio di Matteo Salvini, può e deve caratterizzarsi come partito delle troppe verità non dette, della meritocrazia, della cultura del lavoro, della voglia d'impresa, dell'amministrazione pubblica volta al bene collettivo, del sostegno ideologico alla magistratura che lotta contro il crimine organizzato e contro le borghesie deviate, della traduzione in progetti di sviluppo veri di un paniere identitario unico al mondo. La Lega al Sud deve riuscire ad aggregare la speranza di cambiamento che pervade tanti ceti sociali, magari ancora non maggioritari, che però esistono, sono consistenti e, tanto per usare una metafora, vorrebbero che le immense foreste della Sila, dell'Aspromonte, delle Serre e del Pollino venissero rispettate, tutelate e utilizzate in modo sostenibile così come si fa in Austria, in Svizzera o in diverse realtà del Nord Italia! La Lega del Carroccio e del mitico Alberto da Giussano sconfisse a Legnano l'imperatore Federico Barbarossa (1176). Ben 1.500 anni prima, la Lega Italiota con alleate le póleis di Kroton (Crotone), Thurii, Kaulon (Caulonia), Metaponto, Heraclea, Reghion (Reggio), Medma (Rosarno) e Hipponion (Vibo) fu invece sbaragliata dal tiranno Dionigi di Siracusa. Il peso della storia!

Massimo Tigani Sava