L'EDITORIALE Penalisti calabresi in agitazione, ma il mostro da abbattere resta il connubio tra 'ndrangheta e borghesia mafiosa

Ho letto il documento stilato dalla Camera Penale di Catanzaro relativo all'«astensione collettiva dall'attività giudiziaria degli Avvocati per i giorni 14 e 15 luglio 2022». L'ho analizzato con attenzione e mi sono chiesto: se un Marziano giungesse oggi in Calabria e leggesse anch'egli questo lungo documento riuscirebbe a capire che la 'ndrangheta rappresenta, ad ogni livello, l'emergenza più grave e pericolosa per la tenuta del sistema democratico e degli “equilibri costituzionali” cui il menzionato testo fa riferimento? Capirebbe, il Marziano, che la 'ndrangheta non è solo (sempre che lo sia mai stata) una violenta organizzazione criminale, bensì uno spaventoso sistema di potere, dotato di risorse finanziarie infinite, di armi da guerra ed “esercito”, nonché di migliaia e migliaia di affiliati, conniventi e alleati? E che questo subdolo sistema di potere ha corrotto, comprato e “avvicinato” pezzi deviati dello Stato, burocrazie ammalate, politicume senza scrupoli che ha bisogno di voti facili, porzioni infedeli delle professioni, nonché infettato ampi settori dell'economia reale e dell'imprenditoria devastando i princìpi del libero mercato e della meritocrazia? Non solo le Procure calabresi, ma anche quelle del Centro e del Nord Italia con le loro continue inchieste stanno dimostrando come la 'ndrangheta sia il problema dei problemi, l'emergenza delle emergenze, il cancro da estirpare pena, in questo caso sì, la morte dello Stato di diritto. Lo Stato di diritto, in Calabria come altrove, non si demolisce se le Dda lavorano tanto e fanno il loro dovere, con coraggio e determinazione. Esiste, infatti, grazie a tantissimi altri magistrati competenti e indipendenti, un articolato apparato della giustizia che funziona, che valuta, che decide sulle richieste di misure cautelari, sulle intercettazioni, su ogni attività che, sempre nel rispetto della legge, parte dagli inquirenti, e che poi celebra i processi in vari gradi di giudizio. Se proprio si volesse focalizzare l'attenzione sui casi di “giustizia ammalata”, ci sarebbero ben altre preoccupazioni e degenerazioni da far emergere che hanno contribuito ad alimentare sistemi di potere che forse si ritenevano intoccabili e inattaccabili.
Letto per intero il documento della Camera Penale di Catanzaro, pur nel rispetto che dobbiamo alle legittime opinioni di ognuno, il buon Marziano capirebbe che la 'ndrangheta ha nuovamente progettato di ammazzare Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica a Catanzaro, come già la mafia fece in Sicilia con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Il Marziano capirebbe che senza magistrati-eroi, come Gratteri ed altri suoi valorosi colleghi (per fortuna numerosi), la Calabria e alcune delle regioni più ricche d'Italia sarebbero finite sotto il controllo assoluto della 'ndrangheta e dei suoi cinici amici? Assoluto! Non c'è relazione ufficiale di organismi dello Stato specializzati in sicurezza pubblica che non descriva in maniera minuziosa qual è stato, e purtroppo qual è ancora, il livello terrificante di pericolosità della 'ndrangheta. La 'ndrangheta, superando finanche la capacità invasiva della mafia siciliana, ha saputo infiltrarsi in ogni tessuto connettivo del Paese. I risultati di inchieste, indagini e studi sono chiari e univoci. Ben vengano quindi la “pesca a strascico”, le baleniere e gli arpioni della caccia al pesce spada. I tanti avvocati che parteciperanno il 14 luglio all'incontro di Lamezia Terme organizzato dalle Camere Penali di Calabria e intitolato “A tutela della libertà dei cittadini” ci offriranno un'idea chiara del mostro-ndrangheta? Spiegheranno ai cittadini calabresi che fine tragica farebbero lo Stato Italiano e la Costituzione Repubblicana qualora fossero la 'ndrangheta e i suoi burattinai con la cravatta a spuntarla? Io sono certo che la stragrande maggioranza degli Italiani tifi per Nicola Gratteri e per i suoi straordinari colleghi impegnati a svelare i rapporti fra 'ndrangheta, massomafia e borghesia mafiosa. Queste due ultime espressioni (massomafia e borghesia mafiosa) sono calzanti nel descrivere tutti i nauseabondi alleati della 'ndrangheta che non vivono nei bunker dei latitanti, che non sparano usando armi con matricola abrasa, che non trasportano cocaina tra i vari Paesi del mondo, che non sotterrano rifiuti tossici, ma che agiscono nell'ombra, nelle zone grigie, e che vestiti con capi firmati forniscono inevitabili supporti illegali e servizi criminali avanzati. La 'ndrangheta non potrebbe essere così ricca e potente, nonché così immersa nell'economia reale, se non avesse il sostegno effettivo di troppi colletti bianchi collusi. Viviamo in uno Stato in cui se tenti di versare diecimila euro in contanti in un qualsiasi sportello bancario scattano, giustamente, controlli di ogni tipo. Viviamo in uno Stato in cui il tenore di vita di tutti noi è monitorato in quanto abbiamo un codice fiscale. Viviamo in uno Stato che soffoca di norme, regole e procedure. Come farebbe la 'ndrangheta, senza alleati potenti, istruiti, inseriti in gangli vitali, a muovere miliardi e miliardi di denaro sporco, a investirli, a riciclarli, ad accaparrarsi risorse pubbliche, ad allungare ovunque i propri tentacoli? Al Marziano dobbiamo spiegare che il nemico da abbattere è il legame tra 'ndrangheta, massomafia e borghesia mafiosa! Perché? Proprio perché lo Stato di diritto e la Costituzione Repubblicana sono in pericolo come non mai!