CATANZARO AL VOTO - Intervista al consigliere Nunzio Belcaro: assenza di visione, serve un cambio culturale di sistema!

Sulle varie problematiche legate allo sviluppo della città di Catanzaro, anche in vista del prossimo appuntamento per il rinnovo dell'Assemblea civica e per l'elezione diretta del sindaco, intervistiamo il consigliere comunale Nunzio Belcaro del gruppo “Cambiavento”, collocato all'opposizione dell'attuale amministrazione retta dal sindaco Sergio Abramo.
La sua esperienza di consigliere comunale nella città di Catanzaro non è lunghissima, ma le avrà senz'altro data la possibilità di farsi un'idea chiara di che cosa siano la guida politica e l'amministrazione attiva del capoluogo di regione. Cosa cambierebbe? L'Amministrazione di fatto è schiacciata sul ruolo del Sindaco, incapace ormai di tenere insieme una maggioranza logorata da litigi infiniti, tutti legati a questioni di posizionamenti di potere. Nessuna visione in campo, nessuna programmazione, soltanto un'eterna campagna elettorale per accaparrarsi i ruoli di comando. Né le deleghe dell'esecutivo e né i consiglieri comunali riescono ad interpretare un ruolo all'altezza delle grandi questioni e delle grandi urgenze che gravano su Catanzaro. In questi ultimi anni tutti i cittadini percepiscono un'assenza di guida politica, assente non solo una visione ma anche la programmazione dell'ordinario. Serve un cambio culturale di sistema. Questa città non può più permettersi di calpestare il merito e non renderlo protagonista. Le sfide del presente e ancor più quelle del futuro, sono complesse. Lo sanno i cittadini tutti, lo sanno gl'imprenditori, i professionisti, che giustamente reclamano interlocutori all'altezza. Oggi il personale politico della città non è all'altezza. Serve un Sindaco autorevole, che sappia mettere in campo una squadra di assoluto livello, di persone competenti e di primo piano in ogni settore. Serve entusiasmo, una partecipazione alla vita pubblica costruita sulle questioni e non sulle ambizioni.
Lei opera prevalentemente nel grande quartiere marinaro della città. Si parla da decenni di potenziamento della vocazione turistica di Catanzaro Lido. A che punto siamo? Il quartiere Marina negli ultimi quindici anni è cambiato molto. Uno sviluppo totalmente ingovernato, lasciato al caso. Quando si parla di vocazione turistica si finisce a parlare dell'opera più strategica per coglierla, ovvero del porto. L'Amministrazione ha disatteso i suoi programmi iniziali, perdendo anni per non avere richiesto al Ministero dell'Ambiente la valutazione d'impatto ambientale. Ma il porto da solo non basta. Serve pensare a come far parlare quest'opera con il resto del quartiere e di conseguenza col resto della città. Serve pensare ad una nuova mobilità, ad incrementare le aree pedonali. Oggi un turista che decide di attraccare a Catanzaro si vede privo di qualsiasi servizio, isolato dal contesto. Le potenzialità per fortuna si continuano ad intravedere tutte, sono lì a portata di mano. Catanzaro deve pensarsi una città di mare. Trovo assurdo che questo non sia ancora accaduto.
Le tematiche ambientali la vedono spesso protagonista di interventi pubblici. Che cosa sta accadendo in merito alla questione delle pale eoliche sollevata di recente? Abbiamo chiesto con la mia collega Daniela Palaia, un Consiglio Comunale straordinario, interamente dedicato alla questione. Tanti i comuni che affacciano sul golfo e che si vedono preoccupati di fronte a questo progetto. Catanzaro dovrebbe assumersi la responsabilità di coordinare tutte le amministrazioni che si stanno determinando al riguardo, di farsi capofila con tutte le istituzioni coinvolte. Prima parlavamo di vocazione turistica. Ecco, faccio fatica a pensare che vocazione turistica e pale eoliche possano coesistere.
A proposito di ambiente. Mentre sulla statale jonica 106 che interessa l'abitato di Catanzaro Lido si continua a costruire, secondo un modello di sviluppo e di crescita che andrebbe a nostro avviso rivisto, quali prospettive ci sono per la Pineta di Giovino e per l'area così detta delle Dune? La pineta di Giovino è un sistema artificiale, un bosco coltivato e non spontaneo. Non sono pini autoctoni. Quindi si porta dietro tutte le criticità che questo fattore comporta, come la sofferenza delle piante stesse. La parola d'ordine per salvare la pineta di Giovino sarà la stessa per la pineta di Siano, ovvero rinaturazione, nel tempo sostituire le piante sofferenti con altre specie endemiche, processi di difesa di cui mai si è occupata l'attuale amministrazione. Anzi, nel corso degli anni, proprio in quel campo politico, c'era chi volentieri avrebbe rinunciato al polmone verde per farci speculazione e villette. Diversa la situazione delle dune, si tratta di circa undici ettari adiacenti alla pineta, compresi fra il canalone di Giovino e il fiume Castace, un' area di grandissimo interesse naturalistico, un vero e proprio patrimonio, un luogo quindi che potrebbe raccogliere l'interesse di visitatori, un modello diverso di turismo, sostenibile, in armonia, anzi in simbiosi con la natura. Interventi quindi d'investimento per salvaguardare i luoghi, metterli in valore e pensare a professionalità che possano tutelarli e raccontarli.
Restando sempre al quartiere marinaro, si è aperta la questione del vecchio Cinema Orso. Ce la può spiegare? Una storia di degrado, incuria ed abbandono. Un luogo privato ma che appartiene alla memoria storica della città. Con un ritardo imbarazzante e solo dopo una battaglia messa in piedi da noi di Cambiavento, il Comune ha deciso di avvalersi sulla proprietà e chiedere le imposte mai versate nelle casse comunali. Ora quel bene è all'asta. Il quartiere Marina ha assoluto bisogno di luoghi d'aggregazione, per fare cultura, intrattenimento. Ecco io non mi arrendo all'idea che l'Orso possa tornare a svolgere questa funzione, rispettando la memoria di un'intera comunità.
Un'ultima domanda. I quartieri periferici del capoluogo, da Sant'Elia a Gagliano, da Siano-Cava a S. Maria, da Piterà a Catanzaro lido continuano ad essere essenzialmente scollegati dal centro storico. Manca una visione unitaria, anche dal punto di vista funzionale, della città. Che cosa ne pensa? Proprio così. La disgregazione urbanistica della città è storia di responsabilità antiche e, per certi versi, è irreversibile. Quello che si può fare è offrire funzioni ad ogni quartiere della città, ragionare per addizione, far diventare le differenze un valore, pensare Catanzaro in funzione degli investimenti in materia di mobilità già in essere, tipo la metropolitana di superficie. Imbarazza che, quando c'è stato da discutere in questi anni dove far nascere opere nuove, quali ad esempio la caserma della guardia di finanza o il liceo scientifico, si siano indicate zone dove la metropolitana non arriverà, perseguendo di fatto sempre i soliti errori. E' fondamentale che ogni quartiere contenga degli attrattori per tutto il resto della città, che abbia una vocazione principale. E questo è il compito della politica che è drammaticamente mancato negli ultimi decenni e che ha portato il Capoluogo di Regione nel declino in cui si trova.