Vai al contenuto
PUBBLICITÀ

Palamara in Commissione Antimafia: Gratteri, come Di Matteo, non ha fatto parte del “meccanismo”

Palamara in Commissione Antimafia: Gratteri, come Di Matteo, non ha fatto parte del “meccanismo”
Nicola Gratteri, Procuratore distrettuale a Catanzaro, non ha fatto parte e non fa parte del “meccanismo”. Meditate molto su questa frase, pronunciata da Luca Palamara nel corso di un'audizione presso la Commissione parlamentare Antimafia. Ai contenuti dell'audizione ha dedicato un lungo servizio “Il Fatto Quotidiano” online. In attesa che Luca Palamara spieghi ancora meglio che ruolo abbia avuto nel Paese questo "meccanismo", e se ci siano stati casi in cui questo stesso "meccanismo" abbia generato episodi molto preoccupanti, senz'altro è stato acclarato che Nicola Gratteri ne è stato fuori! Nicola Gratteri è, quindi, un magistrato libero, indipendente, non condizionato e non condizionabile. Nella sua azione di magistrato e di Procuratore della Repubblica, sottolineiamolo adeguatamente, Nicola Gratteri è stato solo al servizio dello Stato, della Costituzione, della Giustizia, e non si è prestato a possibili mediazioni, ad azioni strumentali di nessuna natura, e magari anche - se qualcosa del genere è mai avvenuta! - ad "aggiustamenti" un po' ambigui. È bello poter gridare questi concetti, che senz'altro accomunano il calabrese Nicola Gratteri alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi, com'è giusto che sia. È bello perché lo rendono ancora più stimato da tutta quella gran parte positiva del Paese che si sente protetta da magistrati con la “M” maiuscola, che perseguono legalmente le mafie, le massomafie, i burocrati infedeli e deviati, gli imprenditori rapaci e collusi con il crimine organizzato. E Gratteri lo ha fatto e continua a farlo senza che nessuno, ad ogni livello, possa potenzialmente tirargli la giacchetta, richiamarlo all'ordine, indirizzarlo, magari sussurrandogli di chiudere un occhio o di girare lo sguardo da un'altra parte. I racconti di Luca Palamara, cui certo non mancano informazioni e intelligenza, sono preziosi per farci capire come ha funzionato una piccola porzione d'Italia che però ha contato e forse conta ancora molto. I prossimi mesi ci offriranno un quadro ancora più esaustivo, anche se non vogliamo abbandonarci, per struttura mentale e culturale, a giudizi preconcetti nei confronti di nessuno. Luca Palamara è stato il più giovane presidente dell'Anm, l'Associazione nazionale magistrati, nonché membro del Consiglio superiore della Magistratura. A seguito del noto immenso caso politico-giudiziario che è esploso di recente e che è ancora uno degli argomenti principali dei media nazionali, Palamara è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Nicola Morra, e in quella sede ha fatto capire quanto siano indipendenti e fuori dal "meccanismo" (o sistema, che dir si voglia) grandi magistrati quali Nicola Gratteri e Nino Di Matteo, che spesso amiamo accomunare alle luminose esperienze di eroi quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Del resto il popolo, nella sua saggezza, aveva già intuito alcune situazioni che oggi l'ex magistrato Luca Palamara espone con estrema chiarezza, e magari riservandosi anche di approfondire, qualora glielo si chiedesse, ulteriori aspetti e passaggi. Citiamo da “Il Fatto Quotidiano” online: «È a questo punto che l’ex magistrato (Palamara, ndr) riavvolge indietro il nastro dei suoi ricordi fino al febbraio del 2014, quando Gratteri era in predicato di diventare ministro della Giustizia del primo governo Renzi. “All’epoca – ricostruisce Palamara – all’interno della magistratura si parla e si teme che Gratteri possa diventare ministro della giustizia, ne parlo con i miei referenti dall’Anm e al Csm. Fatto sta che poi il nome di Gratteri, per come ho appreso in ambito politico, venne depennato da quella che era l’originaria lista”. Ed è vero: entrato al Quirinale come nuovo guardasigilli, il nome del magistrato calabrese sparisce poi dalla lista dei ministri. Perchè? “Nicola Gratteri – risponde Palamara – come Di Matteo non fa parte di quel meccanismo che io non voglio solo intendere in senso deteriore, ma rappresenta più o meno lo schema dei partiti politici all’interno della magistratura. Sono le correnti che si muovono per ottenere un equilibrio: e quindi è necessario trovare degli accordi, delle mediazioni con la politica”». Queste dichiarazioni di Palamara pretendono tante domande, anche delicate. Il “meccanismo” che ha dialogato con la politica, e del quale Nicola Gratteri e Nino Di Matteo non fanno parte, come ha funzionato in pratica e quali scelte ha partorito nel tempo? Questo “meccanismo” fino a che punto ha funzionato nei limiti della fondamentale divisione dei classici poteri imposta dalla Costituzione? Le “correnti” di cui parla Palamara sono state all'origine, talvolta, anche di bronchiti e di polmoniti più o meno gravi? Quale senso dare, in termini concreti, a concetti quali "equilibrio", "accordi", "mediazioni"? Di questi argomenti, di rilevanza strategica per il futuro della democrazia italiana, ne sentiremo parlare ancora a lungo. Fa davvero piacere, però, che sia stato ribadito ancora una volta come Nicola Gratteri e Nino Di Matteo di questo “meccanismo” e di questo "sistema" non abbiano fatto parte!