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Sanità, Cotticelli sull'intervista di Rai3: «Non ero io, ero in stato confusionale. Sto indagando»

Sanità, Cotticelli sull'intervista di Rai3: «Non ero io, ero in stato confusionale. Sto indagando»
«Sembrava la mia controfigura. Non so, in quel momento, che cosa mi sia successo. La mia famiglia non mi ha riconosciuto, io stesso non connettevo. Il piano Covid l'ho fatto io». Lo ha dichiarato l'ex commissario ad acta per il rientro sanitario in Calabria Saverio Cotticelli intervenendo questa sera alla trasmissione “Non è l'arena” su La7, commentando l'intervista andata in onda due giorni fa a “Titolo V” di Rai3 – che ha causato poi le dimissioni dall'incarico - in cui il generale dei Carabinieri – rispondendo alle domande del giornalista - ha dichiarato di non sapere chi dovesse redigere il piano Covid, ma venendo a scoprire proprio in quei momenti di doverlo fare lui. «Non mi riconosco in quell'intervista – ha continuato Cotticelli ricostruendo dal suo punto di vista quei momenti – non so cosa mi sia successo. Sto cercando di capire, con un medico, se ho avuto un malore o qualcos'altro, perchè quell'intervista è preceduta da una serie di attacchi che mi arrivano per via mediatica ed istituzionale. Ed è la conclusione logica di un attacco di delegittimazione... Quando tocchi degli interessi, devi essere eliminato». «Ero in uno stato confusionale su cui sto indagando – ha dichiarato l'ex commissario ad acta, incalzato da Giletti sul fatto che avesse appreso durante l'intervista il fatto della compilazione del piano Covid fosse un suo compito – ho vomitato (dopo l'intervista n.d.r.) e ho passato una notte terribile. Voglio sapere che cosa mi è accaduto, non sono stato bene e non ero lucido. Non ho sospetti su nessuno».

L'incontro con Gratteri ed il consiglio del procuratore

«Aver mandato un generale dei Carabinieri in Calabria a gestire la sanità – continua Cotticelli – è stato un fatto molto importante, ed è un messaggio forte che era arrivato in quella terra. Quando poi ho iniziato la mia attività, sono andato a salutare un eroe purissimo di quella terra che è il dottor Gratteri. Il primo giorno sono stato da lui, e ho chiesto un consiglio: ho detto “mi appresto a quella missione, come mi devo regolare?”, e lui mi ha detto “se vuole sopravvivere, deve fare quello che faccio io. Mangiare in ufficio, non frequentare nessuno, fare una vita monacale, e lavorare giorno e notte”. Ed io questo ho fatto; ho trovato alloggio nella caserma dei Carabinieri, a mezzogiorno pranzavo alla mensa, e la sera mi portavo una bustina con la cena. Non sono mai andato a mangiarmi una pizza, non ho mai frequentato nessuno. Sono stato massacrato per mesi sulla stampa, attacchi mediatici virulenti, quotidiani, che avrebbe ammazzato un elefante. Ma ho resistito, ed ho informato il presidente del Consiglio, il ministro della Salute, il ministro dell'Economia e Finanze, degli Affari Regionali, di questo attacchi che subivo». (fonte foto: la7.it)