Gettonopoli a Catanzaro, Fiorita e Bosco si dimettono: "Tornare a votare per restituire credibilità alla città"

La vicenda Gettonopoli, che a Catanzaro vede indagati 29 consiglieri comunali, pone due questioni: quella giudiziaria e quella politica. E se per la prima è giusto attendere il pronunciamento della magistratura, per la seconda una posizione netta bisogna prenderla. Lo ribadiscono, in una nota congiunta, i consiglieri comunali di minoranza Nicola Fiorita e Gianmichele Bosco (Cambiavento), che affermano "l'unico modo per restituire credibilità a Catanzaro è quello di restituire la parola agli elettori"
Sul piano giudiziario, i due consiglieri si dicono "certi della nostra condotta e sicuri di poter dimostrare, sin da subito, la nostra totale estraneità alle contestazioni della polizia giudiziaria. Proprio per queste ragioni abbiamo chiesto di essere ascoltati dal Pubblico ministero titolare delle indagini, cosa che avverrà rispettivamente il 7 febbraio (per Bosco) e il 14 febbraio (per Fiorita). Fino a quella data, per rispetto del magistrato che ci ascolterà e per la convinzione che delle inchieste si parla nei luoghi dove si esercita la giustizia e non nelle trasmissioni televisive o sui social, continueremo a conservare un rigoroso silenzio sulle questioni di fatto e di diritto che stanno alla base dell’inchiesta"
Sul piano politico, invece, la questione è ben diversa. "L’inchiesta in oggetto - scrivono - riguarda la quasi totalità del consiglio comunale di Catanzaro. Al di là di quello che sarà l’esito finale dell’inchiesta per ciascun consigliere, l’indagine mette sotto accusa un sistema – quello delle commissioni permanenti – su cui è chiamata a rispondere la maggioranza politica che governa questa città da quasi venti anni. Così come sono il Sindaco Sergio Abramo e le forze politiche che lo sostengono a dover rispondere della selezione della classe politica che rappresenta il capoluogo, dell’inefficienza di questa amministrazione e degli incalcolabili danni di immagine che Catanzaro sta subendo a livello nazionale. Sono cose che abbiamo denunciato senza sosta – durante la campagna elettorale e durante l’intera consiliatura – e che non smetteremo di ribadire". "A quaranta giorni dall’avviso di conclusione delle indagini, possiamo affermare che questo consiglio comunale ha ormai esaurito la sua funzione. Il consiglio comunale dal 13 dicembre non è stato più convocato, il sindaco si è trincerato dietro una dichiarazione pilatesca che non affronta la questione cruciale del permanere della legittimazione politica della sua maggioranza e la sensazione diffusa – anche a fronte del clamore televisivo che ha investito la nostra città – è che si pensi di poter tirare a campare come se nulla fosse. Noi non ci stiamo! A noi non interessa la poltrona, a noi non interessa la carica. Ci siamo messi a disposizione della città tre anni fa per tentare di cambiare un sistema che ritenevamo giunto al capolinea e incapace di assicurare il bene di Catanzaro". "Oggi riteniamo - proseguono - che da questo consiglio comunale (indebolito, delegittimato, frammentato) non possa venire più niente di buono e che a nulla varrebbe ostinarsi a farne parte. L’unico modo per restituire credibilità a Catanzaro è quello di restituire la parola agli elettori e di costruire contestualmente le condizioni perché i nuovi rappresentanti della città possano operare in un contesto chiaro, trasparente e rinnovato. Alla luce di queste considerazioni chiediamo a tutti i consiglieri comunali, al Sindaco e al Presidente del consiglio comunale di dimettersi e coerentemente domani mattina formalizzeremo le nostre dimissioni".