Toni Brogno se n’è andato l’altro ieri, ad appena 53 anni, a causa di un cancro al fegato che l’ha portato via in meno di due. L’annuncio lo ha dato sui social la figlia Olivia, un nome di origine latina per non dimenticare le radici italiane. Meglio, calabresi: famiglia originaria di Montalto Uffugo, il papà era emigrato a Marchienne-au-Pont, nella regione di Charleroi, come tanti attratto dalla possibilità di lavorare nelle industrie e nella miniera di Marcinelle, nella quale avvenne la più grande tragedia del lavoro in Europa.
Toni nacque nel 1973, crebbe col sogno di diventare un calciatore, lo coronò, come prima il fratello Dante, come dopo il nipote Loris, tuttora in attività: primi passi da professionista nello Charleroi nel 1994, la consacrazione a Westerlo, 64 partite e 49 gol in tre stagioni, miglior cannoniere della Pro League. Ma nella Nazionale dei diavoli rossi mise insieme solo 7 presenze, solo amichevoli. Come accadde in Italia a Pruzzo, per esempio.
L’altro apice della carriera nel Sedan, altra società di provincia francese che riuscì ad arrampicarsi fino a raggiungere la qualificazione in Coppa Uefa: il 27 settembre 2001, nella gara di ritorno, con una doppietta contro i cechi del Pribram fece sfiorare al Sedan la qualificazione ai sedicesimi. Tornò allo Charleroi, poi anche al Westerlo, giocò nel Lovanio, si ritirò nel 2009, a 36 anni, dopo 355 presenze e 133 gol.
Il Westerlo, nel comunicato in cui ne ha annunciato la scomparsa sul suo sito internet, lo ha definito “una figura importante nella storia del club”: nessuno ha dimenticato la doppietta con la quale, il 5 settembre 1998, contribuì alla vittoria più prestigiosa della storia del club, il 6-0 inflitto all’Anderlecht. Ma il rimpianto per la mancata convocazione all’Europeo di BelgiOlanda fu enorme, non faceva fatica ad ammetterlo, e lo disse apertamente in un’intervista di quattro anni fa.
Dopo il ritiro aveva lavorato in un negozio di articoli sportivi, poi era stato chiamato a collaborare con lo Sporting Charleroi per curare la fase offensiva. Pochi mesi fa, sebbene aggredito dal cancro, era tornato a Sedan per una partita tra vecchie glorie. Era, si sentiva, belga più che italiano. Ma nella finale di Rotterdam contro la Francia, negli Europei del suo rimpianto, di sicuro tifò per la nostra Nazionale, guidata da Dino Zoff: il gol di Wiltord a 20 secondi dalla fine ci costrinse ai supplementari, ed alla sconfitta con gol di Trezeguet. Brogno deve aver pensato che era proprio una rassegna maledetta.
(fonte foto: Kvc Westerlo)




