Maxi operazione antimafia in Calabria, dove i Carabinieri hanno eseguito 41 misure cautelari. Tra le persone coinvolte figura anche il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, destinatario di un provvedimento di arresti domiciliari. L'operazione, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, coinvolge anche amministratori locali e persone legate a un recente episodio di sangue nel territorio di Cassano allo Ionio.
L’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro
L’attività è stata condotta dai militari del Raggruppamento operativo speciale (Ros) e del Comando provinciale di Cosenza. In base all’ordinanza emessa dal Gip su richiesta della Procura antimafia, 24 persone sono state trasferite in carcere, mentre per altre 17 sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Provvedimenti anche per due esponenti politici
Nell’elenco dei destinatari delle misure cautelari figurano Flavio Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano, e Pietro Lucisano, consigliere comunale di opposizione nella stessa città. Entrambi sono stati posti ai domiciliari. La loro posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria nell’ambito dell’indagine sulle attività criminali nell’area cosentina.
Arrestato Damiano Pepe, ricoverato dopo la sparatoria
Tra le persone raggiunte dal provvedimento c’è anche Damiano Pepe, indicato come presunto boss e rimasto ferito nell’agguato avvenuto venerdì scorso in contrada Lattughelle, a Cassano allo Ionio. L’uomo è ricoverato all’ospedale di Cosenza e, secondo le informazioni disponibili, le sue condizioni non sarebbero tali da metterne in pericolo la vita. Dopo la sparatoria era sottoposto a piantonamento per ragioni di sicurezza; successivamente è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta.
La compagna uccisa davanti alla villetta
Nell’agguato è morta Silvana Sibarelli, compagna di Pepe, il cui nome compare anch’esso nell’ordinanza cautelare. Stando alla ricostruzione dell’episodio, i due erano appena arrivati davanti alla loro abitazione a bordo di un’auto quando sono stati raggiunti da una raffica di oltre trenta colpi, esplosi con armi lunghe e forse anche con un Kalashnikov. La donna è stata uccisa, mentre Pepe è rimasto ferito.
Dall’associazione mafiosa alle accuse legate alle armi
Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono associazione mafiosa, omicidio, detenzione e porto di armi, estorsione, rapina e furto. Nell’elenco figurano inoltre l’intestazione fittizia di beni, la procurata inosservanza di pena, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lo scambio elettorale politico-mafioso. Per alcune ipotesi di reato vengono contestate aggravanti connesse al metodo o alle finalità mafiose.
L’indagine punta a chiarire le responsabilità delle persone coinvolte e i rapporti tra i soggetti ritenuti parte del contesto criminale esaminato. Le contestazioni dovranno essere verificate nelle sedi giudiziarie: per tutti gli indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a una condanna definitiva.




