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Sanità, Gimbe: liste d’attesa sempre più lunghe in Calabria

Sanità, Gimbe: liste d’attesa sempre più lunghe in Calabria

Accedere a visite specialistiche ed esami diagnostici nei tempi stabiliti diventa più difficile in Calabria. Nei primi nove mesi del 2026, infatti, la regione ha registrato un andamento negativo rispetto allo stesso periodo del 2025. A rilevarlo è la Fondazione Gimbe, che ha esaminato le informazioni contenute nel Bollettino Agenas.


Meno appuntamenti rispettano i tempi di attesa

Il confronto annuale evidenzia una contrazione di 2,7 punti percentuali per le prime visite e di 2,1 punti per gli esami diagnostici prenotati entro i termini previsti. La Calabria rientra così tra i territori che mostrano difficoltà su entrambi i fronti, con un quadro che riaccende l’attenzione sull’accessibilità dei servizi sanitari regionali.


Le priorità per le prime visite: Calabria al 66%

Per le prime visite classificate con priorità P, che possono prevedere un’attesa fino a 120 giorni, la percentuale registrata in Calabria è del 66%. La media italiana si ferma al 34,9%. Il quadro nazionale presenta comunque differenze significative: le rilevazioni di Agenas indicano valori che vanno dal 4,1% della Toscana all’85,4% della Basilicata.


Rinuncia alle cure sopra la media italiana

Le difficoltà di accesso alle prestazioni emergono anche dai dati relativi alla rinuncia alle cure. Nel 2025, il 10,4% dei residenti in Calabria ha dichiarato di non aver effettuato una o più prestazioni sanitarie di cui aveva bisogno. A livello nazionale, la percentuale è stata del 9,6%. Si tratta di un indicatore rilevante per comprendere le difficoltà dei cittadini, pur non essendo sufficiente, da solo, a identificarne le cause.


Calabria tra le sei Regioni con risultati in peggioramento

La Fondazione Gimbe individua sei Regioni in cui la situazione è peggiorata sia per le prime visite sia per gli accertamenti diagnostici: oltre alla Calabria, figurano Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. In altri territori il calo riguarda un solo ambito: la Sardegna registra criticità per le visite, mentre nella Provincia autonoma di Bolzano il peggioramento interessa gli esami.


Cartabellotta: i dati complessivi non bastano per valutare le Regioni

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, sottolinea che le classifiche basate su percentuali generali devono essere lette con attenzione. Per confrontare correttamente i risultati, spiega, occorre considerare la priorità assegnata a ciascuna richiesta e la specifica prestazione sanitaria. In caso contrario, le differenze nella composizione delle prenotazioni possono influenzare i risultati e restituire un quadro non del tutto rappresentativo.


Servono analisi più dettagliate sull’efficacia degli interventi

Le percentuali aggregate, dunque, non permettono da sole di stabilire se le strategie messe in campo dalle amministrazioni regionali stiano funzionando. Per una valutazione attendibile delle liste d’attesa è necessario esaminare i tempi relativi alle singole prestazioni e le diverse classi di priorità. Solo un’analisi più articolata può offrire elementi utili per capire dove si concentrano i ritardi e quali interventi possano migliorare l’accesso alle cure.

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