A Crotone, il mondo della pesca si prepara a tornare in mare. Tra una settimana terminerà il fermo biologico per le imbarcazioni a strascico, ma per i pescatori la ripartenza si annuncia tutt’altro che semplice. A pesare sono soprattutto il caro carburante, l’aumento dei costi per le attrezzature e una risorsa ittica sempre più scarsa. Una situazione che mette a rischio la sostenibilità economica di un’attività storica per il territorio crotonese. Il primo problema è il costo del gasolio.
E il carburante non è l’unica voce a preoccupare. Anche le attrezzature, le reti e i materiali necessari per lavorare sono diventati più costosi. Ogni uscita in mare richiede quindi un investimento maggiore, mentre il risultato della giornata di pesca resta incerto.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la diminuzione del pesce disponibile. Le catture sono sempre più difficili e, quando il pescato arriva a terra, i prezzi riconosciuti ai pescatori non sembrano adeguarsi all’aumento delle spese. Un equilibrio sempre più difficile da mantenere, soprattutto per le piccole imprese e per le famiglie che da generazioni vivono di pesca.
A Crotone, il mare resta una risorsa fondamentale e parte integrante dell’identità del territorio. Ma per chi ogni giorno lo affronta per lavorare, la domanda è sempre più urgente: quanto può resistere un settore in cui i costi continuano a salire, il pescato diminuisce e il prezzo di vendita resta fermo? Con la ripresa delle attività a strascico, si riaccendono le speranze, ma anche l’appello a trovare risposte concrete per garantire un futuro alla pesca crotonese.