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Agricoltura, giovani e futuro: prende il via “Expo Fata 2026”

Agricoltura ed innovazione. Sono i due elementi chiave che hanno fatto da sfondo alla prima giornata di “Expo Fata”, in programma al Comalca di Catanzaro.

L’evento inaugurativo ha visto la partecipazione di espositori provenienti da tutta la regione. Spazio non solo alle eccellenze agroalimentari a chilometro zero ma anche all’esposizione di strumenti ad alta digitalizzazione e mezzi agricoli all’avanguardia, diventati fondamentali per la crescita del comparto.

Una manifestazione rivolta soprattutto ai giovani. Presenti gli studenti degli istituti agrari di Catanzaro e Decollatura all’incontro “Agricoltura 2030”, durante il quale si è discusso delle nuove frontiere di un settore in continua evoluzione.

«Abbiamo tantissimi problemi legati al mercato, – ha affermato la consigliera del Comalca, Maria Grazia Milone – ai cambiamenti climatici, la risorsa dell’acqua che è sempre più limitata e quindi siamo convinti che l’innovazione debba aiutare le imprese agricole ad avere gli strumenti necessari per poter essere più sostenibili, per produrre di più con meno».

Un comparto capace di stare al passo con i tempi e che si avvale di tecnologie sempre più avanzate per affrontare nuove sfide: «L’utilizzo di droni, satelliti, sensori termici, – ha spiegato il ricercatore del Dipartimento di Agraria dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, Salvatore Praticò – tutto per cercare di migliorare l’approccio che si ha verso l’agricoltura che non è più l’agricoltura come si faceva una volta. È diventata un’agricoltura moderna e molto attenta all’ambiente. Questi sensori, satelliti e droni servono, innanzitutto, in ottica di sostenibilità ambientale. Migliorare la produzione mantenendo inalterate le possibilità di continuare a produrre».

«Certamente – ha evidenziato il presidente interprovinciale di Coldiretti Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, Fabio Borrello – c’è la necessità di meccanizzare di più, essere più competitivi sui mercati, cercare di fare aggregazione perché essendo tanti piccoli produttori, abbiamo la necessità di aggregarci, in qualche maniera, anche quelli che sono i Dop, gli Igp e la Calabria ne ha molti. Questo per consentire di fare massa critica, di andare sui mercati con la capacità, con la forza di un sistema unitario che ammassa un prodotto con quantitativi importanti e questo ci consentirebbe di entrare anche nei mercati internazionali con più forza».