Vai al contenuto
PUBBLICITÀ

Protesta del mondo agricolo e dei trasporti all’aeroporto di Crotone: le voci dal presidio

Rabbia, disperazione e speranze ormai ridotte al minimo. È questo il clima che si respira nel quinto giorno di proteste in Calabria, dove agricoltori e autotrasportatori si sono dati appuntamento in un presidio nei pressi dell’aeroporto di Crotone, nel territorio di Isola Capo Rizzuto. Un’area simbolo e cuore della produzione del Finocchio di Isola Capo Rizzuto IGP, in cui oggi i settori dell’agricoltura e del trasporto su gomma si trovano fortemente in ginocchio.

Al centro della mobilitazione ci sono i rincari incontrollati del costo della vita e dei carburanti. Gli operatori del settore denunciano l’impossibilità di proseguire con le normali attività lavorative e quotidiane.

Le testimonianze dal presidio

«Io trasportatore non ho più i soldi per andare avanti, per far partire i miei automezzi e portare il mangiare nei supermercati», racconta con amarezza uno dei manifestanti presenti. «Se non prendono un provvedimento serio, qua la gente è alla fame. Non si riesce più nemmeno ad andare a fare la spesa. Non parliamo del gasolio, di cui si può anche fare a meno girando con i mezzi pubblici, ma la spesa è indispensabile per noi e per i nostri figli. Un bambino come fai a capirlo quando gli dici che con 50 euro non prendi più niente? Tutto questo è legato al caro vita, al caro gasolio e alla tassazione che ci affligge».

La crisi non risparmia la gestione familiare quotidiana e l’istruzione dei giovani. Un altro manifestante mette in luce i rincari sui servizi essenziali: «Non riusciamo più a mandare i bambini a scuola. L’abbonamento del pullman è raddoppiato, passato da 40 a 90 euro. Come fa una famiglia a mandare due figli a scuola? È insostenibile, e poi ci sentiamo presi in giro dai nostri politici».

Alla domanda se consiglierebbe al proprio figlio di proseguire sulla stessa strada lavorativa, la risposta è un amaro no: «Io ci tengo alla mia terra e mi piace fare l’agricoltore, ma a mio figlio devo dire di andarsene fuori a fare l’operaio. Non è possibile continuare. Sono padre e nonno: mio figlio e i miei nipoti se ne devono andare via da qui».