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Smantellato giro di prostituzione: 6 arresti tra Crotone ed Isola Capo Rizzuto

di REDAZIONE 19 Agosto 2026

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Operazione Medusa

Un vasto giro di prostituzione è stato scoperto tra Crotone ed Isola Capo Rizzuto dai Carabinieri del Comando provinciale di Crotone, che hanno eseguito un’ordinanza nei confronti di un presunto gruppo criminale composto da 8 persone, 7 cittadini stranieri ed un cittadino italiano. Quattro sono finiti in carcere e due ai domiciliari, mentre altre due persone sono state denunciate in stato di libertà.

Le accuse

Le persone coinvolte sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, nonché di violenza sessuale aggravata e minaccia grave. Tra i destinatari del provvedimento figurano anche due donne dedite alla prostituzione, indagate per aver occasionalmente favorito l’inserimento di nuove ragazze nel giro illecito.

La testa ad Isola

L’operazione scaturisce da un’inchiesta avviata nell’autunno scorso dai militari della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto. Che hanno scoperto come la base operativa del gruppo fosse proprio nel comune del Crotonese, anche se le attività di prostituzione si consumavano per la quasi totalità nella città di Crotone. Servizi di osservazione e pedinamento, aggiunti ad intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno svelato come gli incontri avvenissero prevalentemente per strada, ma anche a domicilio e all’interno di un hotel di Crotone, che è stato posto sotto sequestro preventivo. Ancora, i rapporti sessuali in auto sarebbero stati consumati in pieno giorno anche nel cuore della città, tra i vicoli del mercato di piazzale Nettuno, nei parcheggi di stadio e ospedale e persino a ridosso dei parchi giochi.

Un imponente giro d’affari

Il gruppo criminale, caratterizzato da forti vincoli familiari e gerarchici, avrebbe gestito in modo sistematico l’attività illecita. Agli indagati con ruolo direttivo viene contestata l’organizzazione logistica ed economica dell’attività illecita. Pur essendo le donne a gestire in autonomia il procacciamento dei clienti, gli uomini ne garantivano l’accompagnamento sui luoghi di prostituzione e la vigilanza. Gli indagati, vivevano quasi esclusivamente dei guadagni delle donne, amministrando una vera e propria “cassa comune” ove confluivano i proventi. Un giro d’affari imponente e totalmente sommerso. Gli accertamenti economico-finanziari hanno smascherato il lussuoso tenore di vita degli indagati a fronte di redditi dichiarati pari a zero.Le indagini hanno stimato profitti illeciti per svariate decine di migliaia di euro a carico di ciascun nucleo familiare, raggiungendo in alcuni casi picchi di quasi 90.000 euro per un singolo sfruttatore. Parte di questi fiumi di denaro contante veniva poi costantemente veicolata verso l’estero attraverso circuiti di rimessa non bancari, al fine di eluderne la tracciabilità.

Clienti da diverse province

Ad alimentare questo fiorente business era una platea di clienti tanto vasta quanto trasversale e insospettabile, espressione di ogni ceto sociale e professionale. Un fenomeno così radicato da innescare un vero e proprio pendolarismo in quanto gli avventori non provenivano solo dalla cittadina pitagorica, ma viaggiavano appositamente da tutto il territorio crotonese e dalle province di Catanzaro e Cosenza. Le indagini hanno inoltre disvelato come il gruppo, forte dei profitti illeciti accumulati, stesse pianificando un’ulteriore espansione del proprio raggio d’azione, progettando di esportare il consolidato modello di sfruttamento anche in altre aree della regione.

L’hotel sequestrato

Agli arresti domiciliari sono finiti i gestori di un hotel cittadino, contestualmente posto sotto sequestro. Secondo le indagini i gestori avrebbero tollerato e agevolato la consumazione dei rapporti sessuali a pagamento all’interno delle proprie camere, omettendo le previste registrazioni degli alloggiati e traendo un diretto vantaggio economico dall’illecito.

Donne vittime dei compagni

Le donne, apparentemente consenzienti e soggette allo stigma sociale, erano in realtà vittime di una crudele manipolazione psicologica da parte dei loro stessi mariti e compagni. Questi hanno tradito il vincolo familiare per ciniche logiche di profitto, favorendo e sfruttando la loro prostituzione. Un cinismo spinto all’estremo, tanto da usare i figli in tenera età, portati in auto durante gli accompagnamenti, come copertura per eludere i controlli delle Forze dell’Ordine.

Violenza sessuale

A carico del presunto vertice del sodalizio, il Gip ha ritenuto sussistenti anche gravi indizi di colpevolezza per violenza sessuale aggravata. Abusando dell’ospitalità e della forte vulnerabilità della vittima, l’uomo avrebbe costretto anni addietro una familiare, all’epoca minorenne, a subire ripetuti abusi, tentando persino di avviarla al meretricio.

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