Quel che emerge dalla quattordicesima udienza del processo sui mancati soccorsi al caicco naufragato a Steccato di Cutro è soprattutto la grande superficialità con cui fu valutato l’avvistamento dell’imbarcazione, segnalata da un aereo di Frontex molte ore prima della strage.
Sebbene l’agenzia europea parlasse di probabile imbarcazione con migranti, sebbene l’evento fosse stato fin da subito classificato come “migratorio”, dalle testimonianze sembra emergere come nessuno tra Guardia di Finanza e Guardia costiera abbia di fatto ritenuto credibile la possibilità che a bordo ci fossero migranti. Il che, considerato che invece a bordo del caicco di persone ce n’erano 200, getta qualche ombra sulla capacità di valutazione di chi quella sera poteva intervenire e non lo fece.
Nell’area in cui il caicco era stato segnalato non è mai arrivato alcun mezzo delle forze dell’ordine, né per operazioni di polizia né per operazioni di soccorso; nessun mezzo lo ha atteso neppure entro i limiti delle acque territoriali; e nessun allarme è scattato neppure quando il caicco è stato perso di vista per ore.
Molto, in questo processo, si sta giocando sulle valutazioni personali di imputati e testimoni. Valutazioni sulle condizioni meteo di quella notte; valutazioni sui concetti di pericolo, di incertezza, di sicurezza, di dubbio; valutazioni su cosa ciascuno dei testi avrebbe fatto in circostanze come quelle.
Ma un processo si decide sui fatti, ed alcuni sono incontrovertibili. Intanto il fatto che Frontex parli di possibili migranti a bordo, e che l’intervento sia stato subito classificato come migratorio. Nulla è intervenuto – ha fatto notare il presidente del collegio, Alfonso Scibona – a modificare quel dato, quella impostazione.
Quindi l’evento è “di fatto”, rimasto migratorio fino al tragico epilogo. E soprattutto davanti a 94 morti, sembrano a dir poco fuori luogo i tentativi di spiegare che “a volte capita che eventi dati come migratori in realtà non lo siano”.
Migranti o non migranti, quella barca andava cercata. E andava cercata proprio per le regole imposte dall’Italia e dall’Europa, che fosse per salvare qualcuno in potenziale pericolo o per verificare che non venisse utilizzata per traffici illeciti, come qualcuno ha ipotizzato in aula.





