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Strage braccianti, la tesi della difesa: "Movente personale"

Stamattina l'udienza al Tribunale del riesame di Catanzaro. La Procura di Castrovillari chiede la conferma del carcere

Strage braccianti, la tesi della difesa: "Movente personale"

Un movente alternativo al caporalato e un'attenuazione delle misure cautelari. Sono state le richieste avanzate al Tribunale del riesame di Catanzaro dagli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli che difendono Safeer Ahmed e Ali Raza, i due 31enni pakistani, attualmente in carcere perché con l'accusa di aver ucciso i braccianti Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad, bruciati vivi ad Amendolara (Cosenza). La Procura di Castrovillari ha chiesto la conferma della detenzione in carcere e delle aggravanti. I giudici si sono riservati la decisione che, forse, sarà resa nota domani.


La strategia della difesa

"Nel corso dell'udienza - ha affermato Brandi Cordasco Salmena - abbiamo fornito una diversa ricostruzione relativamente al movente, che non c'entra niente con i motivi di lavoro e con il caporalato. Il movente, per quanto abbiamo ricostruito nelle nostre indagini difensive, non riguarda motivi lavorativi o sfruttamento del lavoro, ma fatti personali tra di loro. Incomprensioni molto cruente tra gli indagati e le vittime. Fatti molto cruenti per i quali avevano litigato la mattina, lanciandosi pietre e bottiglie. Insomma c'è stato un alterco molto violento. Anche dalle persone che abbiamo intervistato sul posto, dagli elementi che abbiamo raccolto nelle indagini difensive, abbiamo ricostruito un una diversa motivazione del dei fatti".