Nuove ombre sulla catena delle comunicazioni che precedette il naufragio del caicco Summer Love, la tragedia di Cutro costata la vita ad almeno 94 persone. Nell'aula del Tribunale di Crotone, il capitano di fregata Gianluca D'Agostino, all'epoca responsabile del centro operativo della Guardia Costiera di Roma, ha riconosciuto che quella notte non ci fu una condivisione adeguata delle informazioni tra le autorità coinvolte. Secondo D'Agostino, un elemento decisivo era la presenza in mare di una motovedetta della Guardia di Finanza, ritenuta impegnata nell'operazione. Una convinzione che, ha spiegato, contribuì a escludere l'avvio immediato di un intervento di ricerca. Il problema, però, è che quella motovedetta non era più operativa in mare e nessuno lo comunicò tempestivamente alla Guardia costiera.
"Un'informazione mai condivisa"
"Quell'informazione doveva essere condivisa prima", ha ammesso l'ufficiale, riferendosi alla telefonata arrivata solo alle 3:48 del mattino, quando ormai il caicco era prossimo alla costa e il tempo per organizzare un soccorso efficace si era drasticamente ridotto. "Col senno di poi, quella telefonata doveva essere fatta prima", ha dichiarato. D'Agostino ha difeso le valutazioni compiute quella notte, sostenendo che dalle immagini fornite da Frontex l'imbarcazione non appariva in difficoltà né mostrava segni evidenti di sovraffollamento. Una lettura che oggi continua a sostenere, pur riconoscendo che, se avesse saputo del rientro delle unità della Guardia di Finanza per il maltempo, avrebbe gestito la situazione diversamente.
Un vuoto di comunicazione
La deposizione mette però in evidenza una criticità centrale dell'intera vicenda: non tanto l'assenza di informazioni, quanto la mancata circolazione di quelle decisive. Un vuoto comunicativo tra apparati dello Stato che, secondo quanto emerso in aula, potrebbe aver inciso in modo determinante nelle ore che precedettero il naufragio.
Pur ribadendo che "non ci sono stati errori di procedura", lo stesso D'Agostino ha riconosciuto che una maggiore interlocuzione con la Guardia di Finanza avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. Un'ammissione che riporta al centro del processo una domanda ancora aperta: se una comunicazione più tempestiva avrebbe consentito di intervenire prima e, forse, di salvare delle vite.