E' stata disposta la custodia cautelare in carcere per Diego Rosmini, indagato per l'incendio del furgone del caseificio di proprietà dei fratelli Demetrio e Pasquale Praticò, imprenditori che fanno parte dell'associazione antiracket "Reggio Libera Reggio". Il provvedimento arriva su richiesta del procuratore Giuseppe Borrelli e dei sostituti della Dda di Reggio Calabria, Sara Amerio e Marco Antonio De Pasquale.
L'episodio
All'indagato viene contestata l'aggravante del metodo mafioso. L'episodio risale al 7 ottobre 2025 quando Rosmini avrebbe appiccato il fuoco a un Peugeot Boxer dell'azienda. Il rogo ha interessato anche una Fiat 500, una Renault Master nonché al portone e alla facciata di una palazzina vicina. L'indagato non ha condanne definite per associazione a delinquere di stampo mafioso, però è figlio di Consolato Rosmini, ucciso nel 1986 nella seconda guerra di mafia. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, inoltre, Diego Rosmini sarebbe "una delle colonne portanti del sodalizio". Per questo motivo nell'ordinanza di custodia cautelare, figura come "esponente di spicco dell'omonima cosca".
L'attività investigativa
La squadra mobile di Reggio Calabria è risalito a lui grazie ai filmati delle telecamere di videosorveglianza. Le immagini avrebbero ripreso l'autore mentre portava a compimento il gesto. Gli investigatori avrebbero individuato Rosmini anche grazie al mezzo a due ruote, ritenuto compatibile con quello ripreso nei video, e al percorso ricostruito fino alla zona della sua abitazione.
Le motivazioni dei giudici
Oltre ai rischi di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio, per il Gip "sussistono i gravi indizi di colpevolezza" nei confronti di Rosmini. Anche se non sono stati pienamente chiariti i contorni della vicenda, a partire dal movente, l'incendio del furgone ha avuto "una valenza nitidamente intimidatoria". In merito all'accusa contestata all'indagato, secondo i giudici "l'azione appare inequivocabilmente dimostrativa della volontà di recare un avvertimento di carattere 'ndranghetistico nei confronti di due imprenditori iscritti all'associazione antiracket 'Reggio Libera Reggio', mediante un gesto eclatante che, non solo nei loro confronti, ma altresì in generale nel territorio di riferimento, appare percepibile come promanante dalla criminalità organizzata".
