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“Con informazioni corrette saremmo intervenuti"

"Se la Guardia di Finanza ci avesse detto che i suoi mezzi non erano in mare noi saremmo intervenuti, saremmo usciti in mare e quasi sicuramente avremmo intercettato l’imbarcazione segnalata da Frontex". A parlare è il Capitano di vascello Gianluca D'Agostino, sentito nel corso della 12 udienza del processo sul naufragio di Steccato di Cutro, che il 26 febbraio del 2023 provocò la morte di 94 persone. All’epoca dei fatti lui era a capo del centro operativo del comando generale del corpo delle capitanerie di porto. “Quella notte - ha affermato - Non c’è stata comunicazione adeguata tra GdF e Capitaneria di porto. Dopo l’avvistamento di Frontex un occhio in mare era un elemento che ritenevo essenziale, quindi avrei voluto che l’informazione sul rientro delle imbarcazioni della Guardia di Finanza fosse stata condivisa”.

"L'errore? Fidarsi di informazioni non corrette"

"L’errore della Capitaneria di Porto - secondo D’agostino - è stato quello di aver dato fiducia ad una informazione non corretta fornita dalla Gdf, che alle 23.48 aveva detto che in mare c’era una sua imbarcazione, che in realtà non c’era". In aula è stata visionata parte del video girato quella notte dall’aereo di Frontex che aveva avvistato il caicco diverse ore prima del naufragio. La deposizione di D’agostino andrà avanti anche nella prossima udienza, con il controesame da parte degli avvocati di parte civile e dei legali delle difese