I Carabinieri della Compagnia di Locri, con il supporto dei militari della Compagnia di Bianco e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno eseguito nei comuni di Bianco, Bovalino e Benestare un’operazione giudiziaria denominata “Golden River”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri. L’attività ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di cinque persone, ritenute coinvolte, a vario titolo, in reati di associazione per delinquere e furto aggravato.
Le misure disposte dall’Autorità giudiziaria
Il provvedimento ha disposto gli arresti domiciliari per due fratelli, ritenuti legati da rapporti di parentela con una nota famiglia della criminalità organizzata della Locride, mentre per altri tre indagati è stato applicato l’obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza.
Il presunto sistema di sfruttamento illecito della fiumara
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, il gruppo avrebbe organizzato un’attività strutturata finalizzata all’estrazione abusiva di materiale inerte dalla fiumara Bonamico, in località Ricciolio di Benestare. Le indagini hanno documentato il prelievo illecito di circa 900 tonnellate di materiale, successivamente trasportato presso una ditta operante nel settore edile.
Una volta giunto nell’impianto, il materiale sarebbe stato sottoposto a diverse lavorazioni, tra cui frantumazione, lavaggio e trasformazione in sabbia e pietrisco. Un processo che, secondo gli investigatori, avrebbe reso difficoltosa l’individuazione della provenienza originaria del prodotto.
Le indagini partite dal monitoraggio dei cantieri
L’attività investigativa è stata sviluppata dai Carabinieri della Stazione di Bovalino nell’ambito dei controlli sui cantieri pubblici e privati della Locride e delle verifiche volte al contrasto degli illeciti ambientali. Attraverso l’analisi di documentazione amministrativa, dati telematici e informazioni raccolte sul territorio, gli investigatori sono riusciti a ricostruire gli spostamenti dei mezzi impiegati nel movimento terra e a monitorare tutte le fasi della filiera.
Gli accertamenti avrebbero consentito di delineare con precisione il contesto operativo degli indagati e di raccogliere elementi ritenuti utili a sostenere l’ipotesi dell’esistenza di un’organizzazione stabile dedita alla commissione di reati contro il patrimonio.
Profitti e reimpiego del materiale lavorato
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il materiale trasformato sarebbe stato successivamente commercializzato e utilizzato anche nella produzione di calcestruzzo destinato ad altre attività imprenditoriali del territorio. Un meccanismo che avrebbe generato significativi vantaggi economici per l’azienda coinvolta nelle lavorazioni.