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Processo di Cutro: "Un elicottero sorvolò il caicco"

La testimonianza in aula di una delle superstiti del naufragio

“Sono vissuta in Afghanistan: posso capire la differenza tra un elicottero e un aereo”.

Mamozai Nigeena viaggiava sulla Summer Love assieme al marito, morto nel naufragio che il 23 febbraio del 2026 costò la vita ad almeno 94 persone. Testimone al processo in corso a Crotone per i mancati soccorsi all'imbarcazione (che era stata avvistata diverse ore prima che si schiantasse a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro), ha raccontato il viaggio, il naufragio, la sua vita di giovanissima vedova.

Alle domande dell’avvocato di parte civile Enrico Calabrese ha risposto di aver udito - durante il viaggio - il rumore di un elicottero e visto qualcuno che scattava foto dai finestrini del caicco. Il che vorrebbe dire che, oltre all'aereo di Frontex, un altro mezzo ha sorvolato l'imbarcazione prima del naufragio.

“Perché nessuno è venuto a soccorrerci?”

Poi la domanda, straziante, “Perché nessuno è venuto a soccorrerci?”. Quando l’imbarcazione si è infranta sulla secca “mio marito ha telefonato al numero di emergenza. Ma i soccorsi sono arrivati solo dopo 3 o 4 ore”. Oggi Mamozai ha 26 anni e vive ad Amburgo: “Noi siamo rimasti vivi - dice - ma ci hanno fatto tante promesse mai mantenute. Sono rimasta da sola in un campo rifugiati in Germania. Quello che resta della mia famiglia è scappata in Turchia ma nessuno ci ha aiutato a farla venire qui”.

“Possible migrant vessel”

Prima di questa testimonianza l'udienza aveva visto un confronto piuttosto duro tra gli avvocati che difendono i 6 imputati e quelli di parte civile.  Quando l’avvocato Calabrese ha chiesto al Capo del servizio operativo della Capitaneria di porto di Crotone, Giovanni Paolo Arcangeli, se avesse visto la comunicazione di Frontex che parlava di barca con migranti, i legali degli imputati si sono opposti sostenendo che Frontex non aveva mai scritto qualcosa del genere. Ma la vivacissima opposizione è stata smentita pochi minuti dopo, quando Calabrese ha mostrato la comunicazione in cui Frontex - alle 23.29 del 25 febbraio -  riportava testualmente “possible migrant vessel” (possibile imbarcazione di migranti). Una comunicazione “contenuta un un atto a firma del colonnello Vardaro”, uno degli imputati.