Un’articolata rete di spaccio attiva nella Piana di Gioia Tauro è stata smantellata dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione “Smile”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi. Sei le persone raggiunte da misure cautelari tra Rosarno, Taurianova e la provincia di Cosenza.
L’attività è stata eseguita dai militari della Compagnia di Gioia Tauro con il supporto delle Compagnie di Rende e Taurianova e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”.
Al centro dell’indagine un gruppo guidato da padre e figlio
Secondo gli inquirenti, l’organizzazione avrebbe gestito un intenso traffico di cocaina, hashish e marijuana, rifornendo una rete stabile di clienti nel territorio della Piana.
Il gip del Tribunale di Palmi ha disposto la custodia cautelare in carcere per i due presunti responsabili principali, legati da rapporti di parentela, mentre altri quattro indagati sono stati posti ai domiciliari con accuse relative alla gestione operativa dello spaccio e delle consegne. Altre cinque persone risultano denunciate in stato di libertà.
Una rete organizzata per lo spaccio al dettaglio
Le indagini della Sezione Operativa dei Carabinieri hanno permesso di ricostruire un sistema considerato dagli investigatori ben strutturato e capace di garantire forniture continue di droga.
La sostanza stupefacente veniva nascosta all’interno delle abitazioni in punti improvvisati, come bagni, balconi o altri spazi difficili da individuare, per poi essere recuperata rapidamente e consegnata ai clienti. Gli incontri avvenivano in luoghi concordati, spesso nei pressi di piazze, uffici postali o altre aree frequentate.
Conversazioni in codice per eludere i controlli
Nel corso dell’inchiesta sarebbero stati documentati oltre 260 episodi di spaccio, mentre il giudice ha contestato 225 episodi relativi alla detenzione e cessione di sostanze stupefacenti.
Per evitare riferimenti diretti alla droga durante le telefonate, gli indagati utilizzavano termini convenzionali come “caffè”, “vino” o “sigarette”, ormai interpretati dagli investigatori come codici legati alle diverse sostanze richieste.
Durante le attività investigative i Carabinieri hanno inoltre effettuato sequestri di droga in numerose occasioni e arrestato due persone in flagranza. Le indagini hanno fatto emergere anche l’utilizzo di pagamenti elettronici, tra bonifici e ricariche Postepay, spesso intestati a terze persone.
Minacce e pressioni per recuperare i debiti
Tra gli aspetti più preoccupanti emersi dall’indagine figurano le intimidazioni rivolte ai clienti che non riuscivano a saldare i debiti contratti per l’acquisto della droga.
Secondo gli investigatori, i presunti responsabili avrebbero fatto ricorso a minacce, aggressioni verbali e pressioni psicologiche per ottenere il pagamento delle somme dovute. In uno degli episodi contestati, una persona sarebbe stata costretta a consegnare il proprio telefono cellulare come forma di compensazione del debito.
Le intercettazioni raccolte durante l’inchiesta descrivono un clima caratterizzato da forte intimidazione e violenza, utilizzato per mantenere il controllo dell’attività illecita e della clientela.
