Il richiamo al tema dell’inclusione dopo i fatti di Modena
Il presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto, interviene nel dibattito politico seguito ai fatti di Modena, criticando il modo in cui in Italia viene affrontato il tema dell’inclusione.
In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Occhiuto ha parlato di un approccio troppo superficiale e spesso legato alla ricerca del consenso immediato.
“Si discutono i sintomi, non le cause del problema”
Secondo il governatore calabrese, ogni episodio di cronaca viene trasformato in uno scontro politico che finisce per alimentare divisioni invece di affrontare le vere criticità legate all’integrazione.
Occhiuto ha spiegato di condividere la linea secondo cui chi commette reati debba essere rimpatriato, ma ha aggiunto che il tema migratorio non può essere affrontato solo in chiave emergenziale o securitaria.
Per il presidente della Regione, il vero nodo riguarda la mancata costruzione di un modello di inclusione sociale capace di integrare le seconde generazioni e chi vive stabilmente nel Paese.
Il paragone con gli Stati Uniti e l’antica Roma
Nel corso dell’intervista, Occhiuto ha richiamato il modello statunitense, sostenendo che negli Usa cittadini con origini molto diverse riescono comunque a sentirsi parte della stessa comunità nazionale.
Il governatore ha poi ricordato come già nell’antica Roma esistessero esempi di integrazione, con imperatori provenienti dalle province dell’Impero, sottolineando che quella capacità di inclusione appartiene anche alla tradizione italiana ed europea.
“Il centrodestra non rincorra posizioni più estreme”
Occhiuto ha rivolto un messaggio anche alla sua stessa coalizione politica, invitando il centrodestra a non spostarsi ulteriormente a destra per inseguire le posizioni del generale Roberto Vannacci.
Secondo il vice segretario di Forza Italia, cercare consenso attraverso messaggi identitari o polarizzanti rischierebbe di indebolire l’intera coalizione invece di rafforzarla.
Il riferimento alle parole di Piantedosi
Nel commentare il caso di Modena, Occhiuto ha condiviso l’impostazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che avrebbe escluso la matrice terroristica parlando piuttosto di disagio psichiatrico.
Per il governatore calabrese sarebbe sbagliato utilizzare episodi del genere per alimentare tensioni politiche o per strizzare l’occhio alle posizioni più radicali sul tema dell’immigrazione.
La proposta: centri per l’impiego calabresi in Tunisia
Tra le proposte avanzate dal governatore c’è anche quella di aprire sezioni dei centri per l’impiego calabresi in Tunisia, con l’obiettivo di governare i flussi migratori e favorire ingressi regolari legati al mondo del lavoro.
Occhiuto ha spiegato che molte imprese, soprattutto nel settore turistico, faticano a trovare personale e manodopera, mentre numerose persone continuano a lasciare i Paesi della sponda sud del Mediterraneo in fuga da guerra e povertà.
“Ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare”
Il presidente della Regione ha richiamato anche l’esperienza degli emigrati italiani negli Stati Uniti, ricordando come in passato gli italiani svolgessero lavori che gli americani non volevano più fare.
Secondo Occhiuto, oggi in Italia si sta verificando una situazione simile, aggravata dal problema dello spopolamento che nei prossimi anni interesserà molte aree del Paese.
Le critiche alla retorica della “sostituzione etnica”
Nel corso dell’intervista il governatore ha respinto le accuse legate alla cosiddetta “sostituzione etnica”, definendo queste argomentazioni espressione di una visione ideologica e divisiva.
Occhiuto ha inoltre sottolineato che il Governo avrebbe già ottenuto risultati nella riduzione degli sbarchi irregolari e nell’aumento degli ingressi controllati attraverso i decreti flussi.
“Serve pragmatismo, non propaganda”
In conclusione, il presidente della Regione Calabria ha criticato l’utilizzo politico del tema immigrazione per inseguire consenso elettorale immediato.
Secondo Occhiuto, invece di soffiare sul fuoco delle paure sarebbe necessario spiegare ai cittadini i risultati ottenuti e affrontare il fenomeno migratorio con pragmatismo e visione di lungo periodo.
