Arresti e misure cautelari: colpita la rete criminale
I Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione a 10 misure cautelari disposte dal G.I.P. del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura della Repubblica. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere finalizzata alle truffe online, sostituzione di persona, riciclaggio, autoriciclaggio e truffa aggravata. Il provvedimento prevede 5 arresti in carcere e 5 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.
Sequestri milionari: immobili, auto e beni di lusso
Parallelamente è stato disposto il sequestro preventivo di ingenti patrimoni riconducibili agli indagati o ai proventi delle attività illecite. Il valore complessivo dei beni sottratti è significativo e include conti correnti, carte di pagamento, quote societarie e disponibilità finanziarie. Tra i beni figurano anche immobili, opere d’arte e una vasta gamma di autoveicoli, tra cui Tesla Model Y, Range Rover Evoque, Fiat 500X, Alfa Romeo Stelvio e Fiat Tipo. Sequestrati inoltre orologi di lusso Rolex, tra cui modelli Daytona, Submariner e Yacht-Master.
Un sistema costruito sulle truffe online in tutta Italia
Le indagini hanno ricostruito 125 episodi di truffa consumati su scala nazionale. Il gruppo pubblicava annunci falsi su piattaforme e-commerce e marketplace, proponendo in vendita trattori, escavatori, piscine, pellet e veicoli mai realmente disponibili. Le vittime, convinte con artifici e raggiri, effettuavano bonifici su conti intestati a prestanome o “money mule”, che poi smistavano rapidamente le somme per renderne difficile la tracciabilità.
Struttura organizzata e ruoli definiti nel gruppo criminale
Secondo gli investigatori, l’organizzazione operava con una struttura stabile e ruoli ben definiti: chi creava gli annunci, chi gestiva le trattative, chi curava i flussi di denaro e chi si occupava del riciclaggio. Il sistema si avvaleva anche di competenze tecniche esterne, programmatori e intermediari nel settore delle criptovalute e del trading online, utili a garantire maggiore anonimato e velocità nei movimenti finanziari.
Identità rubate e aziende clonate per ingannare le vittime
Elemento centrale del meccanismo fraudolento era l’uso illecito di identità di aziende reali, spesso del tutto ignare. In alcuni casi le società venivano clonate, in altri utilizzate come copertura per le attività illecite. Il sistema faceva largo uso anche del “money muling”, con il coinvolgimento di prestanome reclutati soprattutto in ambienti della microcriminalità.
Le modalità delle truffe e le vittime più vulnerabili
Gli annunci facevano spesso riferimento ad aste giudiziarie per giustificare prezzi vantaggiosi. Le vittime includevano anche anziani e soggetti fragili, attratti da offerte apparentemente convenienti. In diversi casi i truffatori si sarebbero finti appartenenti alle Forze dell’Ordine o avrebbero proposto agevolazioni fiscali inesistenti per incrementare la credibilità delle offerte.
Movimentazione dei soldi e riciclaggio sistematico
Le somme ottenute venivano rapidamente trasferite, prelevate o reinvestite in trading, criptovalute, conti gioco e acquisti di beni. Questo schema serviva a ostacolare la tracciabilità del denaro e a reimmettere i proventi nel circuito economico. Proprio questa fase di dispersione dei capitali è uno degli elementi chiave contestati nell’impianto accusatorio.
Indagini complesse tra digitale e metodi tradizionali
L’inchiesta è stata condotta con strumenti investigativi tradizionali e digitali: intercettazioni, pedinamenti, analisi di chat, tracciamento GPS e verifiche bancarie. Le evidenze raccolte sono state incrociate con le denunce presentate da vittime in tutta Italia, confermando la portata diffusa delle frodi.
Un fenomeno nazionale smantellato grazie alle denunce
Le truffe hanno colpito numerose regioni italiane, da nord a sud, dimostrando la capacità dell’organizzazione di operare su vasta scala. Le indagini evidenziano un sistema flessibile, in grado di adattarsi e replicarsi rapidamente. Determinante è stato il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone guidata dal procuratore Domenico Guarascio, insieme al lavoro investigativo dei Carabinieri.
