Sono 5, e non una le chiamate verso la Turchia partite dal caicco Summer Love prima che l'imbarcazione naufragasse a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro. È emerso nel corso della decima udienza del processo per i mancati soccorsi al caicco che all'alba del 26 febbraio 2023 si infranse su una secca alla foce del fiume Tacina, provocando la morte di 94 persone. Un processo chiamato a giudicare l'operato di 4 militari della Guardia di finanza e due della Capitaneria di porto. Cinque chiamate verso la Turchia avrebbero dovuto rafforzare l'ipotesi che a bordo di quell'imbarcazione ci fossero migranti, rendendo ancora più urgente la sua ricerca in mare; ma la questione, sollevata dall'avvocato di parte civile Stefano Bertone, verrà probabilmente approfondita nel corso delle prossime udienze.
Radar e termocamere
Nel corso del controesame, il consulente della Procura, ammiraglio Salvatore Carannante, è tornato sul funzionamento e sull'impiego di radar e termocamera che avrebbero dovuto cercare quell'imbarcazione segnalata dall'aereo di Frontex. Una non funzionava (ma nessuno l'aveva segnalato), l'altro (il radar di Campolongo) non è stato settato nel modo corretto, perché al radar – ha detto – c'era un osservatore e non un operatore. Quindi se anche in mare ci fosse stata la più grande nave del mondo, non sarebbe stato in grado di rilevarla.
La difesa
Sul fronte della difesa l’avvocato Liborio Cataliotti, difensore del colonnello Alberto Lippolis (all’epoca comandante del Reparto aeronavale della Finanza di Vibo) ha puntato sulla circostanza che il proprio assistito - quella notte fuori servizio - non abbia avuto informazioni in tempo reale su cosa stava accadendo. E che comunque non avrebbe potuto imporre ai comandanti dei mezzi navali di restare in mare con condizioni avverse.
Mare forza 4
L’avvocato Tiziano Saporito, difensore di Antonino Lopresti (ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza), ha chiesto all’ammiraglio se fosse stato fatto un accertamento sull’effettivo stato del mare in quella notte: «Il bollettino dava mare forza 4 in peggioramento – ha risposto l'ammiraglio – e questo era il dato ufficiale in possesso degli operatori».
Infine la posizione di Nicola Nania, in servizio alla Capitaneria di Porto di Reggio Calabria. Alle domande dell’avvocato Luca Polimeni, Carannante ha risposto che «il Roan aveva comunicato che la Finanza procedeva “mare permettendo”, e dunque, da regolamento, avrebbe dovuto informarsi, capire se l'operazione stesse andando avanti. In caso contrario sarebbe potuta intervenire la Guardia costiera con i propri mezzi».