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Maxi operazione antimafia tra Calabria e Italia: 15 indagati

Maxi operazione antimafia tra Calabria e Italia: 15 indagati

C'è anche il presunto assassino di Filippo Ceravolo tra le 15 persone coinvolte nell'operazione antimafia (condotta dai Carabinieri di Vibo) che questa mattina ha coinvolto 15 persone. Il giovane, vittima innocente di mafia, è stato ucciso nel 2012, ad appena 19 anni, mentre era in auto poco fuori il centro abitato di Pizzoni con il vero obbiettivo dei killer, Domenico Tassone, che si salvò gettandosi fuori dall'abitacolo.

Secondo gli inquirenti omicidio e tentato omicidio furono commessi dal clan dei Loielo, che voleva liberarsi di Domenico Tassone,  ritenuto elemento di spicco del clan Emanuele-Idà e in quanto tale arrestato la scorsa settimana per associazione mafiosa nell’operazione "Jerakarni".

Il blitz

Le 15 persone coinvolte nell'inchiesta sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio e tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione illegale di armi, anche da guerra. L’operazione - coordinata dalla Dda di Catanzaro - si è svolta contemporaneamente nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza e in altre aree del Paese, tra cui Torino, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo. Alle attività hanno partecipato anche lo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e l’8° Nucleo Elicotteri.

Tra gli indagati, cinque risultano già detenuti per altri procedimenti.

Omicidi Zupo e Ceravolo

Le indagini hanno riguardato un arco di tempo molto ampio, e si sono sviluppate per lo più attraverso attività tecniche e riscontri alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. In tal modo sarebbero stati individuati i mandanti e gli autori di due omicidi e di un tentato omicidio, verificatisi nell’ambito della faida tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele (entrambe rientranti nella locale dell’Ariola). Quello di Antonino Zupo, affiliato alla ‘ndrina Emanuele ed ucciso il 22 settembre del 2012,e quello di Filippo Ceravolo, vittima innocente di un agguato in cui i killer tentarono di uccidere Domenico Tassone.

In particolare, le indagini hanno permesso di ricostruire il tentativo della ‘ndrina Loielo di riacquisire il controllo criminale dell’area delle Preserre vibonesi, della quale la 'ndrina Emanuele aveva preso il controllo nel 2002, dopo gli omicidi di Giuseppe e Vincenzo Loielo. Per questa ragione, ritengono gli inquirenti, Zupo era già stato vittima di due tentati omicidi, prima di essere ucciso nel terzo tentativo.

Estorsioni ed armi

Ricostruita anche una estorsione aggravata dal metodo mafioso, perpetrata da parte di un esponente della ‘ndrina Loielo ai danni di un importante imprenditore locale, che sarebbe stato costretto a pagare al clan la somma di 20mila euro (più altre quote mensili non precisate). Una tentata estorsione viene, invece, contestata a 3 affiliati alla ‘ndrina Emanuele; l'avrebbero condotta ai danni di una ditta edile di Vibo Valentia impegnata nella realizzazione di opere pubbliche a Sorianello (Vv). Sono stati ricostruiti infine vari reati in materia di armi. Nel corso delle indagini sono state sequestrate 5 pistole e 7 fucili, tra i quali un AK-47 Kalashnikov. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, è stato eseguito un decreto di perquisizione locale e personale nei confronti di ulteriori soggetti ritenuti intranei alla struttura di ‘ndrangheta investigata.