La morte dell’ex parlamentare Amedeo Matacena non sarebbe stata causata da avvelenamento. È quanto emerge dalla consulenza medico-legale depositata in Procura a Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta aperta per fare luce sulle circostanze del decesso dell’ex deputato di Forza Italia, avvenuto nel 2022 a Dubai all’età di 59 anni.
La perizia sulla salma riesumata
Gli accertamenti sono stati eseguiti dopo la riesumazione della salma disposta dalla Procura reggina nell’ottobre del 2024. Il corpo era stato trasferito all’Istituto di medicina legale dell’università La Sapienza di Roma per eseguire gli esami disposti dai magistrati. Dalla relazione dei periti non sarebbero emerse tracce di sostanze velenose.
La causa della morte individuata dagli esperti
Secondo quanto indicato nella consulenza medico-legale, il decesso sarebbe stato provocato da un quadro infettivo-infiammatorio sistemico che avrebbe determinato un arresto cardio-respiratorio acuto. Gli esiti dell’esame sembrano dunque escludere l’ipotesi investigativa iniziale di un avvelenamento.
Le indagini sulla morte e sull’eredità
L’inchiesta della Procura di Reggio Calabria era stata avviata per verificare se la morte di Matacena e quella della madre, Raffaella De Carolis, deceduta a Dubai tre mesi prima del figlio, potessero essere state causate da fattori non naturali. Per questo motivo era stata disposta anche la riesumazione della salma della donna.
Indagata l’ultima moglie dell’ex parlamentare
Nel fascicolo d’indagine risulta indagata per duplice omicidio la terza e ultima moglie dell’ex parlamentare, Maria Pia Tropepi. La donna ha rivendicato il ruolo di erede universale sulla base di un testamento olografo attribuito a Matacena, documento sul quale gli inquirenti stanno svolgendo ulteriori verifiche per accertarne l’autenticità.
Il passato giudiziario di Matacena
Amedeo Matacena era deceduto a Dubai, dove viveva da circa dieci anni dopo essersi sottratto all’arresto seguito alla condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, pronunciata dalla Corte d’appello di Reggio Calabria e confermata dalla Corte di Cassazione. Le indagini coordinate dalla sostituta procuratrice Sara Parezzan proseguono ora per chiarire gli altri aspetti della vicenda.
