Condannato a 15 anni e sei mesi di reclusione Francesco Putortì, 50 anni, ritenuto responsabile di omicidio e tentato omicidio per i fatti avvenuti il 28 maggio 2024 nella sua abitazione. La sentenza di primo grado è stata pronunciata ieri dalla Corte d’assise di Reggio Calabria.
Secondo quanto emerso nel processo, due uomini originari di Catania, Alfio Stancampiano di 30 anni e Giovanni Bruno di 46, si sarebbero introdotti nell’abitazione dell’imputato, situata nella zona di contrada Rosario Valanidi. Putortì, rientrando a casa, li avrebbe sorpresi al piano superiore dell’edificio.
Nel corso dell’episodio i due presunti ladri furono colpiti con un coltello. Stancampiano riportò ferite mortali, mentre Bruno rimase gravemente ferito. Entrambi riuscirono inizialmente a fuggire dall’abitazione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile di Reggio Calabria, il trentenne ferito venne poi abbandonato nei pressi dei giardini dell’ospedale “Morelli” della città, dove morì poco dopo. Il complice, invece, riuscì ad attraversare lo Stretto e raggiungere la Sicilia, ma a causa delle ferite fu costretto a recarsi in ospedale a Messina per ricevere cure mediche.
Durante il processo la difesa dell’imputato aveva sostenuto la tesi della legittima difesa domiciliare o, in alternativa, della legittima difesa putativa, chiedendo una riqualificazione del fatto come eccesso colposo di legittima difesa o omicidio preterintenzionale. I giudici non hanno però riconosciuto queste circostanze attenuanti.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, i due uomini sarebbero stati colpiti mentre tentavano di allontanarsi dall’abitazione. Una versione differente da quella fornita dall’imputato, che aveva parlato di una colluttazione avvenuta dopo aver impugnato un coltello per difendersi.
Durante la fuga i due ladri avrebbero anche perso alcune pistole che, secondo quanto accertato, erano state sottratte poco prima dall’abitazione e risultavano regolarmente detenute dal proprietario di casa.
