Un patto sociale: la proposta della CISL Calabria

Lavoro, sviluppo infrastrutturale e rilancio delle politiche-socio sanitarie. Sono stati solo alcuni dei temi al centro del convegno “La Cisl per un patto sociale. Lavoro, coesione e partecipazione”, promosso dalla Cisl Calabria. Un’occasione di confronto per analizzare i divari che ancora segnano la regione e individuare le possibili strade per superarli.
“L’idea del nostro patto – ha affermato segretaria generale nazionale della Cisl, Daniela Fumarola - è tenere insieme alcune dimensioni: salari e produttività e laddove la produttività aumenta, quella produttività deve essere redistribuita sui salari quindi devono diventare più pesanti. Innovazione e formazione perché se le imprese non innovano è difficile che possano stare sui mercati. Per innovare c’è bisogno della formazione. La formazione è una leva che serve a 360 gradi perché molte imprese cercano lavoratori e lavoratrici che non trovano perché non hanno le giuste professionalità che servono a loro e allora la formazione è il nostro nuovo articolo 18. Poi riforma del fisco, della sanità, in Calabria sapete quanto sia complicato ragione in termini di sanità. C’è un commissariamento che va avanti da tanti anni e quindi il patto che noi proponiamo parte dal lavoro e si sviluppa attraverso queste direttrici”.
Come sottolineato dal segretario generale della Cisl Calabria, Giuseppe Lavia, la Cisl punta a rilanciare un patto sociale che valga per il paese e per la Calabria: “Alla Regione – ha dichiarato - chiediamo di scegliere la strada del dialogo, un dialogo strutturato e non saltuario. È quello che diremo al presidente in un incontro che avremo giorno 10. Al tema di questo incontro noi proponiamo in nostri temi. I temi del lavoro dignitoso e sicuro, dello sviluppo infrastrutturale, della riprogrammazione dei fondi di sviluppo e coesione e dei fondi strutturali attorno a poche priorità: ciclo integrato delle acque, housing sociale, scuola, riqualificazione delle aree industriali. Un’altra grande questione è la messa a terra degli investimenti, delle risorse già distribuibili. Circa 20 miliardi. Penso alla 106, alla galleria Santomarco, queste sono le risorse nazionali del piano complementare quindi sono per noi fondamentali la realizzazione di queste opere anche perché siamo sulla coda del Pnrr”.