
Avrebbero pilotato l'assegnazione di appalti pubblici, frazionando i lavori per mantenerli sotto la soglia di legge e consentire così l'affidamento diretto ad un gruppo ristretto; per poi intascare parte degli importi attraverso un meccanismo di ritorno da conti correnti intestati a persone o società complici.
C'è l'ex vicepresidente della Provincia di Crotone Fabio Manica (che è anche commissario cittadino di Forza Italia, consigliere comunale dello stesso partito e fino a pochi giorni fa presidente facente funzione della Provincia) al centro dell'inchiesta “Teorema”, condotta dalla Guardia di Finanza. Con lui altri 19 indagati, accusati di corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico. Si tratta di professionisti e funzionari dell'Ente che avrebbero dato vita ad un sistema capace di drenare denaro pubblico per 400mila euro, 172 dei quali considerati dagli inquirenti profitto diretto della corruzione.
Il sistema
Rieletto consigliere provinciale domenica 29 marzo, Manica avrebbe sfruttato le sue deleghe all'edilizia scolastica ed alla Stazione unica appaltante, pilotando i lavori in diversi istituti superiori del Crotonese a favore di professionisti amici o società a lui riconducibili, che poi gli restituivano parte dei soldi. Stesso sistema sarebbe stato adottato per lavori pubblici commissionati dai Comuni di Cirò Marina ed Isola Capo Rizzuto; tra gli indagati ci sono pertanto anche funzionari dei rispettivi Enti.
Altre figure ritenute centrali nell'indagine sono due professionisti, marito e moglie, che si sarebbero aggiudicati le gare per poi versare parte dei guadagni sui conti di una ditta, intestata ad un prestanome compiacente ma di fatto – secondo gli inquirenti – controllata da Manica. Altri professionisti avrebbero agevolato questo sistema dal punto di vista legale e commerciale, anche detenendo quote della stessa ditta. I movimenti di denaro venivano giustificati da fatturazioni per consulenze.
Perquisizioni e sequestri
I finanzieri hanno anche eseguito 16 perquisizioni presso Provincia e Comune di Crotone, studi di consulenza professionale ed abitazioni private. Ed un sequestro preventivo d’urgenza per cinque società, due delle quali con sede in Emilia Romagna, alcuni immobili, giacenze di denaro su rapporti bancari ed autoveicoli.