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GdF, 2 operazioni: medico denunciato e arresto per appropriazione indebita

GdF, 2 operazioni: medico denunciato e arresto per appropriazione indebita

Due diverse operazioni della Guardia di finanza in Calabria hanno portato alla denuncia di un medico per prestazioni di medicina estetica non autorizzate nel Cosentino e agli arresti domiciliari di un uomo a Reggio Calabria con accuse di appropriazione indebita, estorsione e minaccia.

L’operazione nel cosentino 

Nel primo caso i finanzieri del Comando provinciale di Cosenza, attraverso i militari del Gruppo di Sibari, hanno scoperto un professionista sanitario che effettuava trattamenti di medicina estetica in locali privi delle necessarie autorizzazioni. Il controllo è scattato durante una verifica fiscale avviata in uno studio medico situato in una località della fascia ionica cosentina.

Nel corso dell’ispezione i militari hanno trovato farmaci e strumenti utilizzati per interventi estetici, tra cui cannule per filler e aghi per iniezioni. Si tratta di trattamenti considerati invasivi e che, secondo la normativa, devono essere effettuati solo in strutture idonee e autorizzate per garantire adeguati standard di sicurezza sanitaria.

Dagli accertamenti è emerso che il medico, pur risultando regolarmente iscritto all’ordine professionale, non possedeva l’autorizzazione rilasciata dalla Regione Calabria necessaria per svolgere tali attività nello studio. Tutto il materiale rinvenuto è stato sequestrato e il professionista è stato denunciato all’autorità giudiziaria. Le indagini proseguiranno anche sul piano fiscale per verificare eventuali imposte non dichiarate.

Un arresto a Reggio Calabria 

Un’altra operazione della Guardia di finanza ha interessato la città di Reggio Calabria, dove è stata eseguita un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di un uomo ritenuto gravemente indiziato di appropriazione indebita, estorsione e minaccia.

L’inchiesta è partita da una denuncia presentata nel marzo 2024 da una persona che, dopo la morte dei genitori, si sarebbe affidata all’indagato per ricevere aiuto nella gestione delle proprie questioni patrimoniali.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo avrebbe sfruttato il rapporto di fiducia instaurato con la vittima convincendola a vendere beni immobili e gioielli di famiglia. In particolare, avrebbe incassato circa 60 mila euro come anticipo per la vendita di un immobile senza consegnare il denaro al proprietario.

Le indagini hanno inoltre accertato che la vittima sarebbe stata indotta a vendere monili in oro e argento per un valore di oltre 22 mila euro, ricevendo in cambio solo 530 euro. Sulla base degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti dell’indagato e una perquisizione dell’abitazione.