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Confcommercio Calabria: costi ristorazione su del 22% per la guerra

Confcommercio Calabria: costi ristorazione su del 22% per la guerra

L’economia calabrese sta attraversando una fase delicata, segnata dalle tensioni internazionali e dall’aumento dei costi energetici e dei carburanti. Secondo Confcommercio Calabria, nell’ultimo anno le imprese del terziario hanno registrato un sensibile incremento dei costi fissi, con effetti particolarmente pesanti per alcune attività come la ristorazione.

A lanciare l’allarme è il presidente dell’associazione, Klaus Algieri, che in un intervento commenta l’impatto del contesto internazionale sull’economia regionale. I venti di guerra provenienti dal Medio Oriente, spiega, hanno contribuito a far salire mediamente del 14% i costi fissi per le imprese del terziario. Nei settori a più alta intensità energetica, come quello della ristorazione, l’aumento arriva invece fino al 22%.

Il quadro potrebbe però peggiorare. Se l’attuale scenario di instabilità dovesse prolungarsi nel tempo, le stime indicano che i costi potrebbero persino raddoppiare, con conseguenze rilevanti per la tenuta delle imprese.

Secondo Confcommercio, la Calabria risente di queste dinamiche in modo più marcato rispetto ad altre aree del Paese. Oltre all’instabilità internazionale e al caro carburanti, sulla regione pesa infatti anche il persistente divario logistico. Un elemento che incide direttamente sui costi di distribuzione: il solo trasporto delle merci ha registrato un aumento dell’11% nei listini regionali.

La crescita dei costi si riflette inevitabilmente anche sui consumi. L’aumento dei prezzi alimenta una dinamica inflattiva che riduce il potere d’acquisto delle famiglie. Di conseguenza, il commercio al dettaglio registra una contrazione reale dei volumi di vendita stimata intorno al 2,1% su base annua.

Molte imprese, per evitare ulteriori ricadute sui consumatori, stanno cercando di assorbire parte degli aumenti riducendo i propri margini di guadagno. In alcuni casi, sottolinea Algieri, la compressione dei margini arriva fino al 30%. Una strategia che ha consentito finora di limitare gli effetti sui prezzi finali, ma che secondo Confcommercio non può essere sostenuta ancora a lungo.

Per questo l’associazione chiede interventi strutturali da parte delle istituzioni. Secondo Algieri non bastano misure temporanee: serve una riduzione stabile della pressione fiscale che permetta alle imprese di compensare l’aumento dei costi di gestione legato all’attuale scenario internazionale.