In Calabria si registra una lieve carenza di medici di famiglia, stimata in 43 unità, ma il quadro potrebbe peggiorare nei prossimi anni a causa dei pensionamenti. È quanto emerge da un’analisi della Fondazione Gimbe basata sui dati Sisac, che fotografa la situazione attuale e le prospettive del sistema sanitario territoriale.
Secondo lo studio, entro il 2028 ben 420 medici di medicina generale in servizio nella regione raggiungeranno il limite di età dei 70 anni, con il rischio di un ulteriore ridimensionamento dell’assistenza sul territorio se non verrà garantito un adeguato ricambio.
Nonostante questo scenario, al momento il numero medio di assistiti per ciascun medico resta inferiore rispetto alla media nazionale. Al primo gennaio 2025, infatti, ogni medico calabrese segue in media 1.242 pazienti, contro i 1.383 registrati a livello italiano.
Negli ultimi anni, però, la regione ha registrato una diminuzione significativa del numero di medici di famiglia. Tra il 2019 e il 2024 il calo è stato del 20,2%, superiore alla media nazionale, segno di una difficoltà crescente nel mantenere stabile la rete dell’assistenza primaria.
Un segnale positivo arriva tuttavia dal fronte della formazione: nel 2025 le domande per accedere al corso di formazione in Medicina generale hanno superato di gran lunga i posti disponibili, con un’eccedenza di 109 candidati rispetto alle borse finanziate, pari a un incremento del 273%, ben oltre la media nazionale.
Secondo il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, la carenza di medici di famiglia non riguarda solo la Calabria ma l’intero Paese. Alla base del problema ci sarebbe una programmazione insufficiente negli anni passati, che non ha tenuto conto del numero crescente di pensionamenti. A questo si aggiunge una minore attrattività della professione, che oggi rende più difficile per molti cittadini trovare un medico vicino a casa, con possibili ripercussioni soprattutto per le persone più anziane e per i pazienti fragili.
