
Quando il telefono ha squillato, Pinuccia Carzaniga non poteva credere alle proprie orecchie. Dall’altro capo, i carabinieri di Crotone annunciavano di aver ritrovato il suo motorino. La pensionata di Usmate Velate, in provincia di Monza e Brianza, era rimasta senza parole: quel Ciao le era stato portato via oltre trent’anni prima. E' la storia raccontata dal Corriere della Sera.
La storia del Ciao
Pinuccia ricorda come il suo Ciao le permettesse di accompagnare la figlia a scuola, muoversi in città o godersi una semplice passeggiata con gli amici. La gioia di quei momenti era tutta racchiusa in un piccolo mezzo a due ruote che, incredibilmente, era sopravvissuto al tempo.
Il furto
Pinuccia - riferisce al Corriere - ha posseduto tre diversi modelli del Ciao, principalmente bianchi o rossi. L’ultimo, rubato nel 1993 proprio sotto il suo balcone, segnò un capitolo doloroso. All’epoca lavorava in una vetreria e aveva una figlia piccola. Quel ciclomotore le facilitava la vita quotidiana, dagli spostamenti per il lavoro alle piccole commissioni. Una dimenticanza nella routine quotidiana bastò a farlo sparire.
Il ritrovamento
Il ritrovamento del mezzo è avvenuto in seguito a un’operazione dei carabinieri calabresi alla fine del 2024. Il Ciao era tra la merce sequestrata in un magazzino della provincia di Crotone, insieme ad altri oggetti sospetti. L’indagine ha portato anche all’arresto di diverse persone per reati legati alla ricettazione.
Dopo un’attenta verifica dei numeri di telaio, i carabinieri sono riusciti a risalire alla proprietaria originale. La chiamata a Pinuccia è arrivata circa un anno dopo il ritrovamento, suscitando in lei incredulità e un pizzico di ironia. I militari le hanno spiegato che, se avesse voluto, avrebbe potuto riprendere possesso del mezzo. Ma tra il viaggio fino a Crotone e le spese per il deposito, ha deciso di lasciar perdere.
Nonostante la decisione, Pinuccia racconta con un sorriso l’immagine di quel Ciao ancora funzionante, pronto a riportarla indietro nel tempo. «Posso solo immaginare com’era bello guidarlo di nuovo», dice, pensando a quanta strada avrebbe percorso e a quanta miscela sarebbe servita per tornare a casa.