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Depurazione nel caos a Belvedere: indagati sindaco ed ex-sindaco

Depurazione nel caos a Belvedere: indagati sindaco ed ex-sindaco

La Procura della Repubblica di Crotone ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a quattro persone nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione del servizio idrico integrato e degli impianti di depurazione nel comune di Belvedere Spinello. Tra gli indagati figurano l’ex sindaco, il primo cittadino attualmente in carica e due responsabili degli uffici tecnici e finanziari dell’ente.

L’inchiesta e le indagini 

L’inchiesta si inserisce nel più ampio programma di controlli e attività investigative promosso dalla Procura di Crotone per il contrasto ai reati ambientali e per la tutela della salute pubblica e del territorio.

L’indagine è stata coordinata dalla Procura guidata dal procuratore Domenico Guarascio e condotta dai Carabinieri della stazione di Belvedere Spinello. L’attività investigativa si è concentrata in particolare sul funzionamento degli impianti di depurazione situati nelle località Chiusa del Pozzo e Chiatrette.

Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, tali strutture non sarebbero state mantenute in condizioni adeguate per garantire il corretto trattamento delle acque reflue. La presunta inefficienza degli impianti avrebbe provocato nel tempo lo sversamento continuo di liquami non depurati, che attraverso i canali naturali di drenaggio avrebbero raggiunto il fiume Neto. In alcune aree del territorio comunale si sarebbero inoltre verificati fenomeni di ristagno e impaludamento.

I reati contestati 

Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di rifiuto e omissione di atti d’ufficio, falso ideologico in atti pubblici, inquinamento ambientale e abbandono incontrollato di rifiuti speciali pericolosi. Le accuse si basano sull’ipotesi che non sarebbero stati adottati gli interventi necessari per garantire il corretto funzionamento degli impianti e per impedire la dispersione dei reflui non trattati, nonostante la situazione fosse nota da tempo.

Secondo la ricostruzione della Procura, inoltre, non sarebbero stati adottati provvedimenti urgenti per tutelare la salute pubblica e l’ambiente, nonostante il rischio per la salubrità dei luoghi. Viene anche contestata la mancata emissione dei ruoli per la riscossione delle tariffe del servizio idrico, circostanza che avrebbe determinato una carenza di risorse economiche destinate alla manutenzione e alla gestione degli impianti.

I finanziamenti 

Un ulteriore aspetto dell’indagine riguarda le richieste di finanziamento presentate alla Regione Calabria per superare le criticità del sistema depurativo. Secondo gli inquirenti, tali istanze non sarebbero state accompagnate da documentazione tecnica adeguata, né da progetti sufficientemente dettagliati per consentire la realizzazione degli interventi necessari.

Nel provvedimento vengono inoltre contestate ipotesi di falsità ideologica relative ai bilanci comunali dal 2021 al 2025. In particolare, secondo l’accusa, sarebbero state inserite previsioni di entrata relative al servizio idrico non supportate da effettivi titoli giuridici, poiché le somme indicate non sarebbero state richieste agli utenti tramite emissione dei ruoli né successivamente riscosse.

L’inquinamento ambientale 

Particolarmente grave, secondo la Procura, sarebbe l’ipotesi di inquinamento ambientale legata alla compromissione delle acque del fiume Neto e di alcune aree di suolo e sottosuolo. Gli accertamenti tecnici richiamati negli atti parlano di presenza di carichi organici e batteriologici, tra cui Escherichia coli, con conseguenze sull’equilibrio ecologico del corso d’acqua.

L’area interessata rientra inoltre nella Rete Natura 2000 ed è classificata come Zona di protezione speciale “Foce del Neto”, con possibili ricadute negative sugli habitat naturali, sulla biodiversità e sulla fauna acquatica.

A uno degli indagati viene infine contestato anche l’abbandono incontrollato di rifiuti speciali pericolosi. In prossimità dell’impianto di depurazione in località Chiatrette, infatti, sarebbero stati rinvenuti circa due metri cubi di rifiuti tra ingombranti, apparecchiature elettriche ed elettroniche e materiali da imballaggio.