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L'unico futuro possibile arriva dal passato

L'unico futuro possibile arriva dal passato
Se c’è una speranza di futuro e di prosperità, ebbene, essa non può che derivare dal passato. Per Crotone, la riapertura del Museo di Capo Colonna è una tappa essenziale non solo perché consente il recupero di un presidio culturale rimasto per sei mesi in sospensione e di un luogo simbolo della memoria storica della città, ma pure per riflettere sul fatto che la sua quasi trimillenaria storia è una delle poche leve sulle quali si può agire per provare a ripensare un modello di sviluppo, una strategia di crescita. È anche per questo che ora Massimo Osanna, direttore generale dei Musei del Ministero della Cultura, ora ha fretta: riaperto il sito di Capo Colonna, si accelera per restituire anche la struttura di via Risorgimento, l’obiettivo è farlo entro il 2026. Di tempo se n’è perso anche troppo ed alternative non ne esistono e non se ne prospettano…

Un reperto inedito

Il progetto di riqualificazione, rientrante nel più ampio percorso di valorizzazione dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari reso possibile, in larga parte, grazie alle risorse del Pnrr, ha guardato al riallestimento degli spazi ma anche al potenziamento dei sistemi di comunicazione, con apparati informativi e didattici che sfruttano le potenzialità dei più moderni sistemi digitali e multimediali, intelligenza artificiale ovviamente inclusa. Ma quanto sia fondamentale il ruolo dell’uomo lo conferma il fatto che sia emerso un reperto di straordinario valore storico che da ben 35 anni dormiva nei depositi e che verrà presto valorizzato, esordendo in una mostra internazionale prima di far ritorno a Crotone. Una distrazione, per così, dire, possibile dice sefarico il direttore dei Parchi di Crotone e Sibari, Filippo Demma