
“La riclassificazione dei Comuni montani non può limitarsi a parametri tecnici stabiliti a livello nazionale, come altitudine o pendenza, senza una verifica concreta delle reali condizioni di difficoltà, disagio e marginalizzazione che vivono tanti territori della Calabria". Lo dichiara il segretario generale della Fai Cisl Calabria, Francesco Fortunato, evidenziando che la neo classificazione rischia di escludere diversi centri storicamente riconosciuti come tali”.
Situazioni di marginalità
"Tra i Comuni oggi esclusi ci sono realtà che da sempre fanno parte a pieno titolo delle aree montane e che erano già inserite fin dalla nascita delle Comunità montane. Penso a Umbriatico, San Nicola dell'Alto e Carfizzi in provincia di Crotone; Scala Coeli, Terravecchia, Mandatoriccio, San Demetrio Corone e Montegiordano nel Cosentino; Benestare, Bruzzano, Palizzi, Casignana e Condofuri nel Reggino; Gimigliano in provincia di Catanzaro, solo per citarne alcuni", afferma Fortunato, rimarcando che sono territori che vivono una condizione di marginalità marcata.
“Una popolazione – prosegue - che negli ultimi dieci anni in alcuni casi si è ridotta fino al 50%, una viabilità provinciale spesso precaria e distanze sempre più difficili da sostenere per raggiungere ospedali e presidi sanitari. A questo si aggiungono la chiusura di scuole, sportelli bancari, uffici postali e perfino difficoltà nei servizi di rifornimento".
L'appello della Fai Cisl Calabria
Alla luce di ciò, la Fai Cisl Calabria rivolge "un invito alle organizzazioni agricole regionali di Confagricoltura, Cia e Coldiretti, Uncem ma anche ai sindaci dei territori interessati, ai presidenti delle Province e ai consiglieri regionali eletti in queste aree, affinché si facciano promotori della richiesta al presidente della Regione di un tavolo regionale urgente finalizzato a rivedere le esclusioni che stanno penalizzando ingiustamente numerosi Comuni".