La Commissione europea ha deciso di non concedere ulteriori agevolazioni commerciali per l’importazione di olio d’oliva tunisino nell’Unione Europea. Una scelta accolta con favore da Coldiretti e Filiera Italia, che nelle scorse settimane avevano lanciato l’allarme sui possibili effetti negativi per gli olivicoltori italiani e, in particolare, per il comparto calabrese.
La proposta della Tunisia
La questione nasceva dalla proposta avanzata dal governo tunisino di raddoppiare fino a 100 mila tonnellate annue il contingente di esportazione di olio verso l’Europa a dazio zero. Secondo le organizzazioni agricole italiane, un aumento delle importazioni a condizioni agevolate avrebbe favorito il prodotto a basso costo proveniente dal Nord Africa, con il rischio di far crollare ulteriormente i prezzi dell’extravergine italiano.
La risposta della Ue
Alla richiesta di Coldiretti e Filiera Italia ha risposto il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, chiarendo che l’esecutivo comunitario non prevede nuove concessioni commerciali sul fronte dell’olio d’oliva. Nella risposta, Bruxelles ha inoltre ribadito la necessità che i prodotti importati rispettino gli stessi standard sanitari e ambientali richiesti alle produzioni europee, a tutela dei consumatori e della qualità alimentare.
La posizione della Calabria
La decisione assume un peso particolare per la Calabria, dove la filiera olivicola rappresenta uno dei pilastri dell’economia agricola regionale. Nel territorio operano circa 84 mila aziende legate alla coltivazione dell’olivo, comprese quelle per autoconsumo, su una superficie che supera i 180 mila ettari e conta circa 25 milioni di piante. Un patrimonio produttivo e paesaggistico che include oltre cento varietà di olive e diverse produzioni certificate, tra cui tre Dop e una Igp.
I dati di Coldiretti
Secondo Coldiretti Calabria, negli ultimi anni l’arrivo massiccio di olio straniero ha contribuito a comprimere i prezzi dell’extravergine nazionale. Solo nel 2025 circa 600 milioni di chili di olio d’oliva proveniente dall’estero hanno attraversato le frontiere italiane. In particolare, gli arrivi dalla Tunisia sono cresciuti del 40 per cento, con un prezzo medio intorno ai 3,5 euro al chilo, molto più basso rispetto ai costi di produzione sostenuti dagli olivicoltori italiani.
Una dinamica che, secondo l’organizzazione agricola, rischia di alimentare fenomeni di concorrenza sleale e di favorire pratiche poco trasparenti lungo la filiera, con possibili ripercussioni anche sulla corretta informazione dei consumatori.
Un segnale importante
Per Coldiretti Calabria la decisione di Bruxelles rappresenta dunque un segnale importante per la tutela del reddito degli agricoltori e per la difesa della qualità dell’olio extravergine italiano. L’obiettivo ora è continuare a rafforzare il valore dell’olio calabrese sui mercati puntando su qualità, identità territoriale e maggiore trasparenza sull’origine dei prodotti.
