È stata più volte chiamata in causa l’agenzia europea Frontex nelle cinque ore dell'udienza dedicata al controesame del maggiore dei Carabinieri Roberto Nicola Cara. L'ufficiale ha firmato l'informativa su presunti ritardi ed omissioni nei soccorsi al caicco Summer Love, il cui naufragio il 26 febbraio del 2023 provocò la morte di 94 persone. A processo ci sono 4 militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto.
Gli avvocati difensori hanno provato ripetutamente a coinvolgere l'agenzia europea il cui aereo Eagle 1 individuò il caicco il 25 febbraio alle 22.26, segnalandone successivamente posizione, rotta e condizioni. Nelle carte del processo mancano, infatti, i documenti che gli inquirenti hanno chiesto a Frontex, e che l'agenzia ha fornito con grave ritardo – ha spiegato il maggiore Cara, impedendo così che fossero inseriti nell'informativa. I documento al momento sono in possesso della Procura, ed il pm Matteo Staccini si è detto pronto a depositarli non appena saranno ultimate le traduzioni dall’inglese. Tra le carte ci sono anche atti classificati come sensibili, ed il video integrale dell’avvistamento effettuato da Eagle 1.
Impossibile ascoltare l'equipaggio dell'aereo
Nel dibattimento è emerso anche che, proprio per via del ritardo con cui Frontex ha risposto, gli inquirenti non hanno ascoltato l'equipaggio che era a bordo dell'Eagle 1, che alcuni legali hanno chiesto di inserire tra i testi del processo. Presso l’ufficio di Varsavia che ha il compito di valutare gli avvistamenti, erano presenti anche un rappresentante della Guardia di Finanza, identificato ma non ascoltato, e uno della Guardia Costiera, che non è stato neppure identificato.
Ancora, uno dei legali di parte civile – l'avvocato Stefano Bertone – ha fatto emergere che Frontex, nell'ambito di una indagine interna, avrebbe chiesto all'Italia documenti che la nostra nazione non avrebbe fornito per non intralciare l'inchiesta dei Carabinieri. Il maggiore Cara, però, di questa richiesta da Frontex ha detto di non sapere nulla.
Si poteva dichiarare il Sar?
Gli avvocati di parte civile Lidia Vicchio ed Enrico Calabrese hanno, invece, puntato a chiarire se ci fossero le condizioni previste dalle convenzioni internazionali per dichiarare l'evento Sar, vale a dire di soccorso, anziché di sola polizia, com'è stato considerato fino a dopo il naufragio. Il caicco – ha spiegato Cara – non aveva alcun sistema di localizzazione; uno degli elementi che fanno scattare l’allarme è legato proprio a questo: dev'essere sempre possibile contattare un natante. L'impossibilità di farlo deve far tenere alta la soglia di attenzione. Un altro elemento è la presenza di persone in pericolo”.