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Naufragio di Cutro, i parenti delle vittime: «Chiedete scusa»

Naufragio di Cutro, i parenti delle vittime: «Chiedete scusa»
Lo zio di Farzaneh Maleki in Afghanistan era un giudice; sua moglie una psicologa. Avevano collaborato con gli americani, e per questo (quando gli americani erano andati via) erano finiti nel mirino dei talebani. Per questo avrebbero avuto diritto ad usufruire dei corridoi umanitari per l'Europa, ma nessuno li ha mai ascoltati. È per questo che sono morti, assieme ai loro tre figli piccoli, nella strage di Steccato di Cutro. La loro storia è simile a quella di altri che erano a bordo della Summer Love, traditi da un sistema internazionale nel quale avevano creduto. È per questo che superstiti e familiari oggi chiedono giustizia, ed il rispetto delle promesse che la presidente Giorgia Meloni fece loro a Palazzo Chigi. «Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia - ha detto Farzaneh Maleki leggendo un messaggio - siamo venuti in Europa in cerca di sicurezza, una vita dignitosa, in paesi che si definiscono culle della democrazia. Oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mari, una morte che avrebbe potuto essere evitata, una morte causata da negligenze e indifferenze». «Secondo i rapporti - prosegue - le persone che avevano responsabilità al momento dell'incidente e che non hanno fornito soccorso sono Giuseppe Grillo, Alberto Lippolis, Nino Lopresti, Nicolino Vardaro, Nicola Mania e Francesca Perfido. A queste persone chiediamo di chiedere scusa. Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati? Perché la vita delle persone è stata ignorata? Non è stato un semplice incidente ma è risultato di una grave irresponsabilità umana. Queste persone devono essere chiamate a rispondere davanti alla legge e affrontare le conseguenze delle loro azioni». «Chiediamo inoltre a Giorgia Meloni e al Ministro dell'Interno Piantedosi di sostenere la giustizia - conclude Farzaneh Maleki - di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell'indifferenza. Siamo molto arrabbiati, avete distrutto la vita di molte famiglie, avete tolto persone care a tanta gente. Dovete darci delle risposte. Da anni vi chiediamo di concedere almeno i visti affinché i genitori, i nonni che hanno perso i loro figli e i nipoti possano andare sulle loro tombe. Quando darete finalmente delle risposte? Volete che siano costretti di nuovo a rischiare la vita attraverso il mare?».