
Una commedia noir ambientata nella Roma degli anni '50 capace di far ridere ma anche riflettere, indagando i sentimenti più profondi e oscuri dell'animo umano. Grande successo sabato 21 febbraio al Politeama di Catanzaro per "Il padrone", spettacolo prodotto e interpretato da Nancy Brilli, con la regia di Pierluigi Iorio, in scena nell'ambito della stagione teatrale 2025/2026 di AMA Calabria diretta da Francescantonio Pollice.
A spiegare il cuore della vicenda da cui prende le mosse la commedia è la stessa Brilli, che dello spettacolo è protagonista e produttrice. "Tratto da una serie di vicende accadute, "Il padrone" nella fattispecie è un proprietario di origine ebraica che dopo le leggi razziali è stato costretto, come tanti, come lui, a intestare a dei prestanome le sue proprietà - spiega l'attrice -. Però poi dopo la guerra è sparito, non si sa più che fine faccia. Gli intestatari, cioè Immacolata e Marcello Consalvi, si appropriano delle sue proprietà e vivono una vita molto agiata. Torna il padrone, e... cosa succede? Bisogna seguire la storia".
Ironia, riflessione storica e introspezione
Magnetica e feroce, Nancy Brilli ha sedotto il pubblico nei panni di Immacolata, donna ambiziosa, affamata di riscatto, pronta a tutto pur di non perdere ciò che ha conquistato. Un personaggio intenso che ricorda una Lady Macbeth della borgata romana, elegante e volgare, capace di far ridere e inquietare al tempo stesso. "Immacolata, la mia Immacolata, è una donna cattiva, aggressiva, presuntuosa - afferma Nancy Brilli -. Una donna che farebbe di tutto, e in realtà farà di tutto, per mantenere dei diritti acquisiti che non le spetterebbero".
Accanto a Brilli, Fabio Bussotti interpreta Marcello, uomo fragile e tormentato dai sensi di colpa, mentre Claudio Mazzenga, nel ruolo di Tito, porta in scena l'anima popolare dalla Roma degli anni '50 aggiungendo un contrappunto umano e ironico. Evidente la sinergia fra i tre attori, capaci di rendere ogni scena viva e credibile.
Possibile conciliare etica e potere?
In perfetto equilibrio fra leggerezza e tensione, la commedia ha accompagnato il pubblico verso un finale drammatico e a tratti grottesco, che lascia con un interrogativo: c'è limite morale che regga di fronte a ciò che non siamo disposti a perdere? Una domanda che, al calare del sipario, risuona ben oltre l'ultimo applauso. "Il padrone è uno studio sull'animo umano, sui cattivi sentimenti - conclude la protagonista -. Su che cosa la gente sia disposta a fare per mantenere dei diritti acquisiti. Il tutto in chiave molto divertente. È una commedia, fa molto ridere, ma fa anche pensare. Per cui se uno non è disposto a mettere in modo il cervello è bene che non venga. Quindi verranno tutti".