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«La vita di un migrante vale meno degli altri?»

«La vita di un migrante vale meno degli altri?»
«Oggi non stiamo parlando solo di numeri, stiamo parlando di esseri umani. Per molti il mare è un posto dove andare in vacanza o è acqua, è divertimento. Per le nostre famiglie invece è un cimitero senza nome. Migranti che sono fuggiti dalla guerra, dalla povertà, dall'insicurezza e dalla disperazione non per fare un'avventura o una vacanza, né per avere sogni lussuosi - ma semplicemente per sopravvivere. Tra loro c'erano anche i nostri cari: padri, madri, sorelle, fratelli, i bambini, persone con un nome, con ricordi, con una famiglia, con aspirazioni, con sogni. Oggi sono solo un numero nei rapporti ufficiali. La vita di un migrante vale forse meno di quella degli altri? Una morte in mare è più facile da dimenticare solo perché avviene lontano dai nostri occhi?» «Chiediamo alle autorità politiche di questo paese, invece di chiudere le frontiere, di aprire gli occhi. Invece di praticare il silenzio, di assumere la responsabilità, le politiche migratorie devono salvare vite, umane, non spingere verso la morte. Ogni barca che affonda è il risultato diretto di decisioni prese dietro una scrivania. Non è solo una tragedia, è un fallimento umano e politico». «Noi come familiari chiediamo giustizia e anche sicurezza per gli immigranti che partiranno e che arriveranno in Italia. Soprattutto chiediamo che nessuna madre debba più aspettare un figlio che il mare ha inghiottito. Non limitatevi a riportare questi morti come notizie. Ascoltateli, guardateli, cambiate qualcosa. Perché nessun essere umano dovrebbe rischiare la propria vita solo per poter vivere».