Visioni opposte sulla riforma della separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante si sono confrontate a Lamezia Terme nel corso di un dibattito pubblico che ha visto protagonisti esponenti del mondo giudiziario e forense.
Di Pietro: le ragioni del Sì
A sostenere le ragioni del sì è stato l’ex pubblico ministero di Milano Antonio Di Pietro, oggi esponente del Comitato Sì Separa – Fondazione Einaudi. Secondo Di Pietro, l’attuale sistema non garantirebbe una piena terzietà del giudice, dal momento che pm e giudici condividono lo stesso percorso professionale e fanno capo al medesimo organo di autogoverno. “Con la separazione – ha spiegato – si rafforza l’indipendenza del giudice, anche all’interno della magistratura, perché in aula non dovrà più sentirsi parte della stessa ‘famiglia’ del pubblico ministero”.
Per Di Pietro la riforma completerebbe un processo iniziato con il passaggio al modello accusatorio, mettendo accusa e difesa su un piano di parità davanti a un giudice realmente terzo. L’autonomia della magistratura, ha aggiunto, non verrebbe intaccata.
Le ragioni del No
Di diverso avviso Marco Bisogni, componente del Consiglio superiore della magistratura, che ha espresso timori per le possibili ricadute dell’intervento normativo. “Il pubblico ministero oggi ha come obiettivo primario la ricerca della verità – ha affermato – ed è una garanzia per i cittadini, soprattutto per i più deboli”. Secondo Bisogni, la separazione rischierebbe di trasformare il pm in una figura sempre più assimilabile all’avvocato dell’accusa, orientato a ottenere un risultato a ogni costo.
Il magistrato ha inoltre manifestato preoccupazione, più da cittadino che da operatore del diritto, per l’eventuale modifica degli equilibri tra politica e magistratura delineati dalla Costituzione. “Serve un confronto serio – ha detto – che superi le polemiche e consenta di comprendere davvero cosa significhi votare sì o no”.
Chi c’era al convegno
Al dibattito hanno preso parte anche Giuseppe Murone, vicepresidente del Comitato giovani avvocati per il Sì, e Giovanni Strangis, presidente della sezione distrettuale di Catanzaro dell’Associazione nazionale magistrati, in un confronto che ha messo in luce le profonde divisioni sul tema.
La riforma della separazione delle carriere resta dunque al centro del confronto pubblico, tra chi la considera un passaggio necessario per garantire piena terzietà del giudice e chi teme un indebolimento del ruolo del pubblico ministero e un mutamento degli equilibri istituzionali.
