La misura dopo la latitanza
A oltre vent’anni da una rapina compiuta in una cittadina dell’alto Tirreno cosentino, arriva una nuova misura cautelare in carcere per A. R., già detenuto dopo la cattura avvenuta nell’ottobre 2025 al termine di un periodo di latitanza.
Il provvedimento è stato notificato il 20 febbraio 2026 dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Paola, con il supporto della Guardia di finanza del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e dello Scico di Roma.
L’ordinanza del Gip
L’ordinanza è stata emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Al centro dell’inchiesta c’è un episodio risalente al 17 gennaio 2003: una rapina a mano armata al gestore di un distributore di carburante a Guardia Piemontese.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’azione sarebbe stata compiuta con modalità riconducibili al metodo mafioso e con la finalità di agevolare il gruppo guidato da Giuseppe Scornaienchi.
La ricostruzione dei fatti
La vittima, stando alla ricostruzione degli inquirenti, fu minacciata con una pistola puntata alla fronte, scaraventata a terra e costretta a consegnare circa 900 euro, somma corrispondente all’incasso giornaliero.
Un’azione violenta che, per modalità e contesto, viene ritenuta evocativa della forza intimidatrice tipica delle organizzazioni mafiose, finalizzata anche a riaffermare un controllo sul territorio e sulle attività economiche.
Le indagini del R.I.S. di Messina
Le indagini dell’epoca avevano consentito di recuperare, nel vicino comune di Acquappesa, l’autovettura rubata utilizzata per il colpo. All’interno del mezzo fu trovato un passamontagna, sottoposto a sequestro. Gli accertamenti tecnico-scientifici effettuati dal Ris di Messina portarono all’estrazione di un profilo genetico, che rimase archiviato nelle banche dati investigative.
Proprio le moderne tecniche di comparazione del Dna e l’aggiornamento delle banche dati hanno consentito, a distanza di anni, di attribuire quel profilo proprio ad A. R. .
La recente sovrapposizione tra il Dna repertato sul passamontagna e quello dell’indagato è stata ritenuta elemento centrale per la richiesta della nuova misura cautelare.
Il contributo della Guardia di Finanza
Determinanti, nell’ambito dell’attività investigativa, anche gli approfondimenti patrimoniali e informativi svolti dalla Guardia di finanza, in particolare dal Nucleo Pef di Catanzaro e dallo Scico, struttura specializzata nel contrasto alla criminalità organizzata su scala nazionale.
L’azione congiunta tra Arma e Fiamme gialle si inserisce in un più ampio filone di indagini antimafia coordinate dalla Dda di Catanzaro, da anni impegnata nel monitoraggio dei gruppi operanti nel Cosentino.
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le accuse dovranno essere vagliate nel corso del processo e la responsabilità dell’indagato potrà essere accertata solo con sentenza definitiva.
