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Naufragio Cutro, un'operazione di polizia anzichè di salvataggio

Naufragio Cutro, un'operazione di polizia anzichè di salvataggio
Mare forza 4, vento forza 6, burrasche in arrivo, e la consapevolezza che su quell'imbarcazione intercettata alle 23.03 del 25 febbraio al largo della Calabria ci fossero dei migranti. E nonostante questo, la decisione, portata fino all'ultimo, di considerare l'approccio a quell'evento come operazione di polizia anziché di soccorso in mare. Dedicata alla ricerca degli scafisti, insomma, più che al salvataggio di chi si trovava a bordo. Ha ruotato attorno a questi elementi la terza udienza del processo per i mancati soccorsi al caicco Summer Love, il cui naufragio il 26 febbraio del 2023 provocò la morte di 94 persone, 35 delle quali minori. Sei gli imputati, 4 militari della Finanza e due della Guardia costiera.

Le comunicazioni

In aula il maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara – che ha condotto le indagini - ha ricostruito minuto per minuto le comunicazioni tra Frontex, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto nelle oltre cinque ore intercorse tra l'avvistamento dell'imbarcazione ed il suo naufragio, attraverso esami documentali e dei telefoni, e relazioni di servizio. E in più occasioni ha insistito su due concetti: consapevolezza ed affidamento. In pratica – ha dimostrato - la Guardia di Finanza aveva consapevolezza che una barca con migranti stesse navigando con condizioni meteomarine estremamente complicate; e la Guardia Costiera ha fatto affidamento su ciò che le veniva comunicato dalla Finanza, senza mai prendere l'iniziativa.

"So' migranti"

A testimonianza di ciò, il maggiore ha riportato alcuni messaggi scambiati tra ufficiali della Guardia di Finanza. “Tra le 23.20 e le 23.32 – ha spiegato – il tenente colonnello Lippolis (che è tra gli imputati) scrive ‘so migranti’. Il suo interlocutore (non indagato) replica che sebbene non si sia visto nessuno “è una barca tipica”. E Lippolis gli risponde ‘sotto il flier è nero’, vale a dire c’è presenza termica. Ancora, il maggiore ha riportato la telefonata acquisita alla Capitaneria di Reggio Calabria, nella quale un finanziere afferma "per il momento è attività di polizia che gestiamo, eventualmente ci sia necessità, vi contattiamo". Il punto è che i mezzi della Guardia costiera avrebbero potuto operare più agevolmente in quelle condizioni meteomarine, ma di fatto non vennero mai chiamati in causa. Solo alle 3.48 ha spiegato Cara, viene chiesto se la Guardia costiera abbia qualche mezzo in caso di situazione critica. Il naufragio avverrà 40 minuti dopo

La prossima udienza

La parte finale dell'udienza è stata riservata alla ricostruzione dei fatti dalla prospettiva documentale della Guardia Costiera, che proseguirà nella prossima udienza assieme alle prime fasi del controesame del testimone. L'udienza è fissata per martedì 24, alla vigilia delle celebrazioni per il terzo anniversario della strage. Probabilmente vi prenderanno parte superstiti e parenti delle vittime