Non sono soltanto i cicloni Hatty, Ulrike e Nils ad aver messo in ginocchio la Calabria. A rendere più pesanti gli effetti del maltempo, secondo Cia-Agricoltori Italiani della Calabria, è stato anche lo stato di abbandono del territorio, a partire dagli alvei fluviali fino ai versanti montani privi di manutenzione.
Le accuse della CIA
L’organizzazione agricola parla di responsabilità chiare e chiama in causa la gestione ordinaria del territorio. Crinali trascurati, letti dei fiumi invasi da sedimenti e vegetazione, opere di prevenzione rinviate o mai avviate avrebbero contribuito ad amplificare gli effetti delle piogge intense e delle piene. Un copione che, sottolinea la Cia, si ripete ogni anno.
Manca una costante manutenzione del territorio
«Il territorio non si governa rincorrendo le emergenze, ma con una manutenzione costante», afferma il presidente regionale Nicodemo Podella. «Non è accettabile assistere ciclicamente a esondazioni e frane che mettono in difficoltà intere comunità. Gli agricoltori presidiano le aree interne e svolgono un ruolo fondamentale di tutela, ma non possono essere lasciati soli senza interventi strutturali di prevenzione».
Le zone interne della Calabria, che rappresentano un presidio contro il dissesto idrogeologico oltre che un motore produttivo, continuano a perdere popolazione e servizi. Per la Cia, il rischio è che alla fragilità ambientale si sommi una desertificazione sociale ed economica. Meno residenti significa meno cura del territorio, e meno cura significa maggiore esposizione ai danni causati dagli eventi estremi.
Necessario piano di manutenzione straordinaria
L’associazione chiede l’avvio di un Piano straordinario di manutenzione del territorio che coinvolga direttamente le aziende agricole, considerate interlocutori privilegiati per la conoscenza delle criticità locali e dotate di mezzi adeguati per interventi mirati. Accanto a questo, vengono sollecitati lavori strutturali e non episodici sugli alvei fluviali, con la rimozione dei sedimenti accumulati nel tempo e della vegetazione che ostacola il deflusso delle acque.
Tra le priorità indicate anche la messa in sicurezza dei costoni nelle aree montane, il rafforzamento degli argini nelle pianure e investimenti concreti nelle infrastrutture e nei servizi delle aree interne, così da contrastare lo spopolamento e ridurre l’esposizione al rischio idrogeologico.
Fare una accurata analisi dei danni
Nel breve periodo, Cia Calabria ritiene indispensabile una ricognizione puntuale dei danni alle infrastrutture e alle aziende agricole colpite dal maltempo, con l’attivazione di ristori adeguati che consentano alle imprese di riprendere l’attività produttiva. «Non possiamo aspettare il prossimo ciclone per intervenire», è l’appello dell’organizzazione. «Servono scelte rapide e definitive, prima che l’abbandono diventi irreversibile».
