Bergamotto di Reggio Calabria IGP: via libera del Ministero

Si chiude dopo quasi cinque anni il complesso iter nazionale per il riconoscimento dell’IGP “Bergamotto di Reggio Calabria”. Il 5 febbraio 2026 il Ministero dell’Agricoltura ha respinto tutte le opposizioni presentate contro l’Indicazione Geografica Protetta e contro la pubblicazione del Disciplinare in Gazzetta Ufficiale. Il giorno successivo, 6 febbraio, è stato pubblicato il decreto di approvazione italiana con la contestuale trasmissione della domanda di registrazione alla Commissione europea, avviando così la fase comunitaria.
Le opposizioni erano state avanzate dal Consorzio dell’olio essenziale di bergamotto di Reggio Calabria DOP, insieme a Confagricoltura e Coldiretti Reggio Calabria, e dalla ditta Fratelli Foti. Restano pendenti alcuni ricorsi al Tar Lazio, la cui discussione è prevista ad aprile, ma il dossier è ora all’esame di Bruxelles.
Grande soddisfazione è stata espressa dalle associazioni e organizzazioni che hanno sostenuto il percorso – tra cui Copagri Calabria, Anpa Calabria-Liberi agricoltori, Conflavoro PMI, UNCI Calabria, USB Lavoro agricolo, FederAgri e il Comitato dei bergamotticoltori reggini – oltre che dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo e da numerose aziende della filiera.
Rosario Previtera, agronomo e presidente del Comitato promotore, parla di «conclusione della procedura nazionale» dopo «un lungo e complesso percorso, sempre corretto e giusto a favore dei bergamotticoltori ma ostacolato a più riprese». Le opposizioni, aggiunge, erano «prive di fondamento tecnico e giuridico» e sono state superate anche grazie alle memorie dell’Avvocatura dello Stato. Tuttavia, «cinque anni di beghe burocratiche e legali hanno impedito l’ottenimento del marchio IGP a discapito di centinaia di agricoltori», con perdite economiche e occasioni mancate. Il Comitato ha già avviato una raccolta fondi per sostenere eventuali spese legali nella fase europea, con iniziative pubbliche tra cui una cena di autofinanziamento a Reggio Calabria.
Sulla stessa linea l’europarlamentare Denis Nesci, che definisce il via libera ministeriale «un passaggio istituzionale di rilievo» che riconosce «il valore di una filiera strategica per il territorio». L’IGP, sottolinea, «certifica il legame tra qualità e area geografica, rafforzando la tutela dell’autenticità e le prospettive di sviluppo». Nesci assicura che seguirà il dossier nelle sedi europee «affinché il riconoscimento sia conseguito nel più breve tempo possibile».
Per Francesco Macrì, presidente di Copagri Calabria, «è stata dura ma ce l’abbiamo fatta: solo una questione di tempo, purtroppo perso». A pagare il prezzo dei ritardi, osserva, sono stati i produttori, privati dei benefici economici del marchio. Un invito alla controparte a ritirare eventuali ulteriori ricorsi arriva anche da Pino Mangone (Anpa Calabria), secondo cui con l’IGP «si chiude una fase storica di controllo del settore da parte di gruppi di potere e se ne apre un’altra in cui i bergamotticoltori saranno protagonisti».
Lidia Chiriatti (Nuova UNCI Calabria) parla di «punto di partenza verso nuovi progetti», mentre Aurelio Monte (USB Lavoro Agricolo) denuncia «lungaggini e danni provocati» e chiede un cambio di passo nella gestione del comparto. Antonino Merenda (FederAgri Reggio Calabria) evidenzia come il marchio rappresenti «un viatico fondamentale per l’esportazione» e per l’allineamento agli altri sistemi di qualità europei.
Più duro Peppe Falcone del Comitato dei bergamotticoltori reggini, che annuncia la possibilità di una class action per ottenere risarcimenti per i danni economici causati dai ritardi: «Il cronometro è partito. Non si può tornare indietro ma ci si può fermare in tempo».
Ora la partita si gioca a Bruxelles. L’obiettivo condiviso dalla filiera è ottenere in tempi rapidi il riconoscimento europeo dell’IGP e avviare una nuova fase di valorizzazione per uno dei prodotti simbolo della Calabria.