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Malattie cardiovascolari, la sfida europea tra prevenzione e disuguaglianze

Malattie cardiovascolari, la sfida europea tra prevenzione e disuguaglianze

Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la principale emergenza sanitaria nell’Unione Europea. Colpiscono ogni anno circa 62 milioni di persone e causano 1,7 milioni di decessi, pari a un terzo di tutte le morti registrate nei Paesi membri. Numeri che, nonostante i progressi della medicina, confermano il peso ancora enorme delle patologie del cuore sulla salute pubblica europea.

Report

A delineare il quadro sono i più recenti report dell’Organisation for Economic Co-operation and Development e le analisi condivise a livello comunitario, che evidenziano forti disuguaglianze geografiche, di genere e socioeconomiche sia negli esiti clinici sia nell’accesso alle cure. La pandemia di Covid-19, inoltre, ha rallentato i miglioramenti ottenuti negli anni precedenti, incidendo sulla diagnosi precoce, sulla gestione delle emergenze e sull’assistenza a lungo termine.

I pazienti cardiovascolari entrano in contatto con tutti i livelli del sistema sanitario, dall’assistenza primaria alle cure acute e post-acute. Proprio la medicina di base resta uno snodo cruciale per la prevenzione e il controllo dei fattori di rischio, ma in molti Paesi europei il supporto all’autogestione della malattia risulta ancora insufficiente. L’OCSE segnala anche un aumento dell’uso di farmaci ipolipemizzanti, a fronte però di un sottoutilizzo di terapie di prima linea, spesso legato a ostacoli organizzativi o di accesso.

Criticità

Persistono criticità anche nella fase acuta: il riconoscimento tempestivo dei sintomi e l’attivazione dei servizi di emergenza non sono uniformi, con ritardi che penalizzano soprattutto alcune fasce della popolazione. L’accesso alle cure per l’ictus è migliorato, ma l’impiego di trattamenti come la trombolisi resta variabile tra i Paesi. Ancora più fragile appare la fase post-acuta, con livelli di riabilitazione insufficienti e risultati disomogenei.

In questo scenario si inserisce il Safe Hearts Plan, la prima strategia europea dedicata alla salute cardiovascolare, presentata dalla Commissione Europea. Il piano si fonda su tre pilastri: prevenzione, diagnosi precoce e screening, assistenza e trattamento, adottando un approccio “One Health” che lega la salute umana a quella dell’ambiente.

Prevenzione essenziale

La prevenzione è il punto di partenza: secondo la Commissione, quasi l’80% delle malattie cardiovascolari sarebbe evitabile con stili di vita più sani. Eppure, nell’UE solo il 3% della spesa sanitaria è destinato a questo ambito. Il piano fissa obiettivi ambiziosi, come l’estensione degli screening periodici ad almeno il 75% degli adulti tra 25 e 64 anni e al 90% degli over 65, insieme a un rafforzamento dei controlli su colesterolo e glicemia entro il 2035.

Tra le priorità figurano anche la riduzione del consumo di tabacco e alcol, la promozione dell’attività fisica e di un’alimentazione più sana, con particolare attenzione ai bambini e agli adolescenti, tra i quali crescono obesità, sedentarietà e uso di nicotina. Il piano sottolinea inoltre la necessità di colmare il gap nella salute cardiovascolare femminile, ancora caratterizzata da ritardi nelle cure.

Tecnologie digitali

Un ruolo chiave è affidato alle tecnologie digitali: cartelle cliniche elettroniche, telemedicina, dispositivi indossabili e intelligenza artificiale possono migliorare prevenzione e monitoraggio, ma la loro integrazione nei sistemi sanitari resta disomogenea. Senza infrastrutture adeguate, interoperabilità dei dati e governance condivisa, avvertono gli esperti, il potenziale dell’innovazione rischia di restare inespresso.

Obiettivo

Il Safe Hearts Plan punta infine a ridurre del 25% la mortalità cardiovascolare prematura entro il 2035, rafforzando il coordinamento tra gli Stati membri e contrastando le disuguaglianze sanitarie. La sfida ora è trasformare le strategie europee in azioni concrete, capaci di incidere davvero sulla prevenzione, sulla diagnosi e sulla qualità delle cure in tutto il continente.

Prevenzione e innovazione basteranno a ridurre davvero il peso delle malattie cardiovascolari in Europa?